
“Se prima il bambino coglieva soltanto un aspetto della propria condizione, quello di essere stato voluto, scelto , cercato dai genitori adottivi, ora
coglie anche l’aspetto complementare, l’altra faccia della medaglia; capisce cioè che per essere stato scelto, deve essere stato lasciato.
Per la prima volta si concretizza la percezione di una perdita” (pag.236-237, ed.Rizzoli).
Quando come nel nostro caso il bambino non ha conosciuto i genitori biologici, intorno ai 7/8 anni inizia ad avvertire la mancanza di un nucleo familiare idealizzato, altro.
Camillo mi ha chiesto per esempio se sappiamo dove sono e come vivono i suoi parenti colombiani…” ci deve essere qualcuno, da qualche parte…”
Ci sono giustamente parole per ogni età, fino ad oggi abbiamo parlato della fantastica avventura dell’adozione, dell’incontro, dei festeggiamenti e delle manifestazioni di gioia che la famiglia allargata italiana ha posto in essere al momento dell’arrivo in Italia.
Oggi che Camillo è cresciuto dobbiamo iniziare a parlare di abbandono, di perdita.
L’altra faccia della medaglia: tramontato il tempo delle favole è giunto quello del confronto con la realtà concreta, oggettiva.
Il mestiere di genitore adottivo è tutt’altro che semplice ed un buon libro come Il cammino dell’adozione aiuta in questo percorso, perchè ci rassicura grazie al vissuto di altre esperienze simili alle nostre.
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