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Interviste

Intervista al Presidente della Regione Lazio, Francesco Storace

A cura di Giuseppina

Pubblicato il 05/11/2002

Pubblicata sul sito della Federazione Romana.
Presidente, in questi giorni piovono attacchi sulla maggioranza di governo per la legge Fini-Bossi sull'immigrazione. Il Lazio è una delle Regioni che ha il più alto tasso di immigrati: lei che giudizio dà di questo provvedimento?

"Un giudizio assolutamente positivo. Con la Bossi-Fini, infatti, si vuole intraprendere una linea che porti i Paesi da cui partono i disperati ad assumersi le proprie responsabilità. La sinistra, che ora parla tanto, quando era al governo non ha fatto praticamente nulla sul tema dell'immigrazione. Questi signori si limitavano a dire: venite qui, poi si vedrà. Questo significa abbagliare i disperati. In Italia deve venire chi ha un lavoro e una casa".
Cosa cambia per le Regioni con questa legge?
"Potrei dire che per la Regione Lazio cambia poco, visto che, in sostanza, noi abbiamo anticipato questo aspetto della legge, con progetti di cooperazione e formazione in Tunisia. La legge, infatti, dà alle Regioni la possibilità di fare politiche che si possono riassumere nello slogan aiutiamoli a casa loro. Un articolo del provvedimento prevede, infatti, la formazione nei Paesi d'origine su tre linee: formare gli stranieri per lavorare in imprese italiane, formarli per lavorare nella terra d'origine con imprese italiane; formarli per aiutarli a costruire imprese proprie".
Lei diceva che la Regione Lazio ha anticipato questo aspetto della legge. Ci può spiegare?
"Nel 2001 la Regione Lazio ha aperto in Tunisia due scuole di istruzione integrata, dove 120 ragazzi tra i 18 e i 25 anni sono stati istruiti su elementi di lingua e diritto italiano, per poi venire a lavorare in Italia, ma anche in Francia e in Germania. Oggi quasi tutti questi ragazzi hanno un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questo mi pare sia un esempio di buona immigrazione. Nel 2002, peraltro, altri 22 ragazzi saranno formati in Tunisia e poi verranno a lavorare nel nostro Paese e nel 2003 è previsto l'arrivo di altri 97 giovani, mentre è al vaglio l'ipotesi, di cui la Regione sta discutendo con il ministero degli Esteri, di coinvolgere anche le donne".
Certo, per un presidente di Regione l'immigrazione è quasi un diversivo. Con pensieri come la Sanità c'è da sentirsi male… "Sì, soprattutto se chi ti ha preceduto ti lascia un deficit, solo nel comparto sanitario, di 7.400 miliardi di vecchie lire. Un debito da far tremare i polsi e paralizzare qualsiasi iniziativa. Ma noi non ci siamo spaventati e oggi, dopo due anni di lavoro, questo deficit è quasi azzerato. E non siamo stati certo a guardare la malasanità che avevamo ereditato. Al contrario, abbiamo aperto nuovi ospedali, ne abbiamo ristrutturati altri, abbiamo drasticamente ridotto le liste d'attesa.
Insomma, abbiamo rivoltato il pianeta Sanità, approvando, peraltro, per la prima volta il Piano sanitario regionale. Ovviamente, questo non vuol dire che tutti i problemi siano risolti: al contrario, ogni giorno dobbiamo confrontarci con i guai di questo comparto, che tocca da vicino tutti i cittadini. Ma stiamo lavorando per dare risposte concrete alle legittime attese del cittadino-utente".
Uno dei tormentoni dell'estate è stato il ticket. La Giunta regionale avrebbe allo studio un nuovo ticket. E' vero?
"Si tratta delle solite notizie diffuse ad arte dall'opposizione, per creare apprensione tra i cittadini. Noi abbiamo applicato il ticket sulle ricette perché la spesa sanitaria cresceva in modo esponenziale. Le cifre ci hanno dato subito ragione, perché con l'introduzione del ticket la spesa sanitaria ha registrato una brusca frenata. Ma non ci è mai passato per la testa di introdurre, ad esempio, il ticket sul pronto soccorso, di cui tanto ho letto quest'estate su certa stampa".
Altro tema caldo è quello delle infrastrutture. Il sistema viario della nostra regione è assolutamente insufficiente. Cosa sta facendo la Regione?
"Se vogliamo rilanciare davvero la nostra economia, se vogliamo renderla competitiva, non possiamo che colmare i ritardi decennali del sistema infrastrutturale della nostra regione. In primavera abbiamo firmato un'intesa col governo, che indica le opere prioritarie da realizzare, per le quali arriverà il finanziamento dello Stato. Tra queste, ricordo, in particolare la Metro C di Roma, ma anche l'adeguamento della Cassia da Roma a Viterbo e il raddoppio della Pontina da Latina a Roma. Si tratta di opere decisive, per le quali sono stati indicati, nell'intesa con l'esecutivo, tempi certi sia per la progettazione che per la realizzazione. Non più vaghe promesse, dunque, ma date precise entro le quali le opere saranno realizzate".

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