PPE Il problema di Fini è il partito
A cura di Giuseppina
Pubblicato il 10/02/2003
IRAQ. PERCHÉ IL VOLERE DELLE NAZIONI UNITE DEVE ESSERE SOSTENUTO
DI TONY BLAIR
Tratto da : l'editoriale, il Riformista 10.2.2003
Oggi si tiene a Londra il primo di una serie di incontri di politici ed esperti provenienti da tutto il mondo per preparare la Conferenza della «Progressive governance» prevista a luglio. Naturalmente l'attenzione è concentrata sulla possibilità di un confitto in Iraq. Vorrei fare due osservazioni su questo argomento dal punto di vista della politica progressista.
Primo: le Nazioni Unite hanno dato una chiara istruzione a Saddam perché disarmi, cui egli potrebbe facilmente obbedire. Se invece disobbedisce, la volontà delle Nazioni Unite deve essere sostenuta; altrimenti diventerà difficile argomentare in futuro che l'Onu è un mezzo utile per risolvere questioni di questo genere. Secondo: dal momento che il regime di Saddam è, dopo la caduta dei Talibani, probabilmente il più brutale, oppressivo e dittatoriale del mondo, e la sua principale vittima è il popolo iracheno, sarebbe strano per chiunque nella sinistra versare lacrime per la sua dipartita. E se tale esito è appoggiato dal mandato delle Nazioni Unite, dovrebbe essere fortemente sostenuto.
Il nostro compito non deve essere quello di ritirarci da un pieno impegno nella battaglia contro le armi di distruzione di massa e il terrorismo, ma di allargare la nostra agenda politica, di insistere con altrettanta energia negli sforzi per affermare la pace in Medio Oriente tra israeliani e palestinesi, nell'azione contro la povertà nel mondo, per l'Africa e sul tema del cambiamento del clima.
E' questo impegno di solidarietà internazionalista che ha spinto la Gran Bretagna, sotto la guida del governo laburista, a mettersi alla testa delle iniziative per cancellare il debito del terzo mondo, a incrementare gli aiuti più di ogni altro paese comparabile, e a lanciare il piano per lo sviluppo dell'Africa.
In politica estera, il governo da me diretto si è mosso al di là delle tradizionali posizioni della vecchia sinistra e della nuova destra. Quest'ultima, quando era al governo, tagliò gli aiuti ai paesi poveri e isolò la Gran Bretagna in Europa. Noi abbiamo perseguito alcuni obiettivi tipici del tradizionale movimento laburista, per esempio gli aiuti allo sviluppo, ma siamo anche stati pronti - come in Kosovo e Afghanistan - a intraprendere azioni militari per sostenere i nostri valori; e abbiamo chiarito che il posto della Gran Bretagna è nel cuore dell'Europa.
Alcuni hanno raffigurato la Terza Via come qualcosa né di destra né di sinistra. Non è così. La Terzia Via è moderna socialdemocrazia, fermamente collocata nella tradizione della sinistra progressista ma capace di attingere all'eredità di Keynes, Beveridge e Lloyd George. I valori - giustizia sociale, eguaglianza, solidarietà - restano gli stessi. Ma essi devono essere applicati in un modo differente a un mondo differente. L'ondata di liberalizzazione e di avanzamento tecnologico ha ora stimolato una nuova dinamica nel capitalismo globale. La fine della guerra fredda e il collasso del comunismo accesero un grande ottimismo in Occidente, esemplificato dalla tesi di Francis Fukuyama sulla «fine della storia». Un decennio dopo, possiamo più facilmente vedere i limiti e le tensioni scatenate dalla globalizzazione.
Stiamo di fronte a una crescente insicurezza in tutte le sue forme: terrorismo e armi di distruzione di massa sugli schermi delle nostre tv; l'impatto dell'immigrazione e del crimine nelle nostre strade. Nell'economia globale l'ottimismo della fine degli anni '90 si è dissolto. I mercati finanziari sono caduti. Il rischio di deflazione e un prolungato rallentamento stanno esacerbando i problemi in gran parte dell'Europa occidentale e in Giappone.
Le idee che vanno sotto il nome di Terza Via ci hanno consentito di coniugare posizioni che in passato la sinistra ha erroneamente considerato non conciliabili: patriottismo e internazionalismo, diritti e responsabilità, sostegno all'impresa e lotta alla povertà e alla ingiustizia sociale. Queste idee hanno attratto il sostegno di un rilevante numero di leader politici, e hanno con successo marginalizzato altre correnti della sinistra. Ma mentre la Terza Via ha fornito un ponte ai democratici di Clinton, la politica statunitense è cambiata in maniera fondamentale dopo l'11 settembre e il collasso della bolla delle «dotcom». In Europa la forte presa che i governi della sinistra modernizzatrice hanno avuto nella seconda parte degli anni '90 si è indebolita.
Dobbiamo dunque sviluppare quelle idee per rinnovare la politica progressista e adattarla al mondo di oggi.
Soprattutto, abbiamo bisogno di essere molto più radicali nel separare i mezzi dai fini. La sventura del centrosinistra è sempre stata la confusione tra queste due cose. I mezzi devono cambiare col cambiare del mondo. La gente è disposta a credere con noi in un mondo interdipendente, ma noi dobbiamo essere capaci di minimizzare le insicurezze e massimizzare le opportunità. Ciò su cui la gente ha dubbi è se noi avremo la volontà di usare qualsiasi mezzo necessario per ottenere risultati, e se sapremo rinnovare le idee del centrosinistra per stare al passo con le nuove domande.