
Non senza strumentalità esponenti dell’Unione hanno eccepito che, ai sensi della nuova legge, i partiti indicano, insieme al programma, il “leader delle coalizione”, ma è ovvio che, in presenza di significativi mutamenti delle scelte del corpo elettorale, quell’indicazione può e deve essere ridiscussa. D’altronde, con buona pace delle primarie, se l’Unione vincesse le elezioni, ma il suo partito di maggioranza relativa, anziché il listone fassinio-rutelliano, fosse Rifondazione Comunista, dubitiamo fortemente che Romano Prodi salirebbe a Palazzo Chigi.
La vera novità della politica italiana non è il carrozzone delle primarie, ma la nuova intesa tra ragioni della politica e sovranità dei cittadini raggiunta dallo slancio riformatore del centrodestra. Un’intesa che permette al popolo italiano di scegliersi il partito, una maggioranza, un programma di governo, un presidente del consiglio. Come avviene in tutti i paesi di democrazia matura. Fini è rock, Prodi è lento.
Autore : Salvatore Tatarella
Giuseppina









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