economia news e media viaggi informatica internet salute e benessere int rattenimento e spettacolo sport tempo libero istruzio ne e formazione arte cultura scienza

La storia

COSSIGA ACCUSA PRODI DI AVER DEPISTATO LE INDAGINI DELLA POLIZIA

A cura di Giuseppina

Pubblicato il 02/12/2005

Senato della Repubblica - Dichiarazione del portavoce del Senatore Cossiga in relazione al cosi’ detto “Caso Gradoli”.
(30 Novembre 2005)
Il portavoce del senatore Francesco Cossiga, ex-ministro dell’interno durante il caso Moro, rende nota la seguente dichiarazione del senatore:
“Come più volte reso noto in numerosissime mie deposizioni a giudici, pubblici ministeri e commissioni parlamentari d’inchiesta ed in dichiarazioni a mezzi della pubblica informazione, durante il sequestro dell’on. Aldo Moro mi recai un pomeriggio presso la sede della Direzione Centrale della Democrazia Cristiana per avere uno dei consueti colloqui con il Segretario Politico on. Benigno Zaccagnini ed i suoi collaboratori su gli sviluppi, anche politici, della dolorosa vicenda. Il mio assistente politico, l’amico e mio fidatissimo e brillante collaboratore Dott. Luigi Zanda, allora consigliere di Prefettura ed addetto al mio Gabinetto, oggi Senatore del Gruppo Parlamentare de La Margherita, si intrattenne nell’ufficio del Capo dell’ufficio stampa della Direzione Centrale del partito dott. Umberto Cavina. Al ritorno al Palazzo del Viminale, il dott. Zanda mi comunicò che il dott. Cavina l’aveva informato che il Prof. Romano Prodi aveva loro reso noto che gli erano pervenute informazioni circa la detenzione dell’on. Aldo Moro da parte del commando delle BR in località Gradoli, in provincia di Viterbo, con la specificazione della strada attraverso la quale pervenire a detta località e delle caratteristiche particolareggiate dell’edificio nel quale la personalità era astretta. Il dott. Zanda aveva trascritto queste notizie su un foglio di carta intestata all’Ufficio Stampa della Direzione Centrale della DC.

 

 

 Dietro mie istruzioni il dott. Zanda fece subito relazione scritta ed orale di ciò al Capo della Polizia. Diedi istruzioni al dott. Zanda di ritornare dal dott. Cavina perché egli ci informasse del modo, se comunicatogli, nel quale il Prof. Romano Prodi era giunto in possesso di tale informazione. Il dott. Zanda si recò alla sede del della Democrazia Cristiana, si incontrò con il dott. Cavina, e gli pose a suo e mio nome il quesito, ottendone una stupefacente risposta. Ritornato al Ministero dell’Interno egli mi riferì che il dott. Cavina gli aveva detto che il Prof. Romano Prodi aveva loro dichiarato che questa informazione era stata acquisita durante una seduta spiritica tenutasi, se mi ricordo bene, a Bologna, cui egli stesso aveva partecipato, e nella quale erano stati interrogati gli spiriti di Giorgio La Pira e, mi sembra di Alcide De Gasperi o di Don Luigi Sturzo, uno dei quali aveva fornito ai partecipanti la informazione.  Di queste circostanze il dott. Zanda riferì subito parimenti al Capo della Polizia. La documentazione relativa a queste informative fu rinvenuta presso l’ufficio del Capo della Polizia, ed è acquisita agli atti dei numerosi procedimenti relativi al caso Moro.

Sia io, che il dott. Zanda, che il Capo della Polizia che gli investigatori e successivamente gli inquirenti ritenemmo sempre che la seduta spiritica fosse stata una messa in scena organizzata per permettere ad uno dei partecipanti di rendere nota, anche al fine di informarne a mezzo di altra persona, come infatti fu fatto da parte del Prof. Prodi, gli investigatori e senza dovere scoprire la fonte, un’informazione fornitagli da qualche militante dell’area eversiva ben presente nell’Università di Bologna, cui era evidentemente pervenuta da ben informati ambienti delle BR o strettamente contigui ad esse.  Nel passaggio tra fonte, informatore, partecipante alla finta seduta spiritica ed il Prof. Romano Prodi l’informazione fu travisata e così l’indicazione di via Gradoli, covo di BR in Roma, poi scoperto, subì il mutamento in paese di Gradoli, deviando gravemente le indagini degli investigatori. Infatti, la notte successiva alla comunicazione, d’intesa con l’autorità giudiziaria subito informata, il paese di Gradoli fu investito da una assai massiccia operazione delle forze di polizia, operazione che naturalmente non diede alcun risultato. Non ho mai espresso alcun giudizio, se non ironico, né sulla “seduta spiritica”, né sulla partecipazione ad essa del Prof. Romano Prodi e di due alte personalità politiche ed universitarie, poi divenuti ministri del primo Governo Prodi.

 Certo, se fosse stata comunicata agli investigatori l’identità dell’informatore, questi sarebbero potuti risalire alla fonte ed agli ambienti che avevano fornito l’informazione, e ciò avrebbe potuto costituire una svolta positiva nelle indagini ed avrebbe potuto portare all’identificazione del luogo nel quale era astretto l’on. Moro, ed anche alla liberazione dello stesso ed alla salvezza della sua vita, disponendo già da allora il Ministero dell’Interno di un reparto speciale antiterrorismo addestrato alle operazioni di “rescue” e che era per mia scelta - per mia, allora ufficiale di complemento della Marina Militare ora retrocesso dal Ministro della Difesa al grado di comune di 2^ classe - anche per consiglio degli ufficiali del britannico Reggimento dello Special Air Service, nel Gruppo Operativo di CONSUBIM, i valorosi ed espertissimi commandos della Marina Militare. Ben sempre ho compreso la prudenza timorosa del Prof. Romano Prodi, dei partecipanti alla “seduta spiritica” e dell’informatore che ad essa prese parte, perché come il Manzoni mette in bocca a Don Abbondio nel suo famoso colloquio con il Card. Federigo Borromeo, anche se allo stesso non si possono paragonare né l’on. Zaccagnini né il dott. Cavina, l'altro al primo, forse si: “ Se uno il coraggio non c’è l’ha, non se lo può dare!|” Certo mi preoccupa che sia diventato leader carismatico de L’Unione e stia per diventare Presidente del Consiglio dei Ministri un eminente intellettuale che crede nelle “sedute spiritiche”, dato che io ritengo che egli in buona fede ci creda, perché ove egli non ci creda né soprattutto non ci abbia creduto, grave potrebbe essere la sua responsabiltà nella parziale e reticente informazione fornita al Ministero dell’Interno, che portò al deviamento nelle operazioni di polizia e nelle indagini volte al ritrovamento della “prigione” dell’ on. Moro. Ma, con i tempi che corrono, comunque sempre meglio per il Paese sarebbe avere un capo dell’esecutivo uno che crede allo spiritismo che uno che sia un Don Abbondio!”

 

Vuoi essere aggiornato sulle novità della guida?

Feed RSS XML vostro feed RSS