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Italiani all'estero

Il «mea culpa» di Tremaglia sul voto all'estero

A cura di Giuseppina

Pubblicato il 15/04/2006

14 aprile 2006 - di Nicoletta Cottone da Il Sole 24ore
Sul voto postale degli italiani all’estero il ministro per gli italiani nel mondo Mirko Tremaglia recita il «mea culpa», ma non accetta di essere considerato l’unico colpevole. «Nel voto degli italiani all’estero abbiamo sbagliato - dice un Tremaglia molto amareggiato - perché il centrodestra si è presentato con quattro liste diverse. Ho mandato una lettera prima delle elezioni al presidente Fini in cui stigmatizzavo fortemente questa idiozia politica di 4 liste separate». Secondo il ministro, mentre in Europa avrebbe vinto comunque l’Unione, la Cdl unita nelle altre tre circoscrizioni avrebbe trionfato.............

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Il ministro, comunque, rivendica il merito della svolta storica, anche se quei voti, soprattutto al Senato, si sono rivelati il quadrifoglio dell’Unione, consentendo il sorpasso della Casa delle libertà anche al Senato. «Era stata presentata una lista civica - ricorda - che era quella per gli italiani nel mondo con Tremaglia, se non che per vari motivi che non si capiscono sono arrivate le altre 3 liste dichiaratamente di partito. Ecco che, quindi, abbiamo perso, e di qui la crocifissione di Tremaglia. Ma bisogna avere la forza delle proprie idee». Secondo il ministro, che ha convocato una conferenza stampa ad hoc per rispondere agli attacchi di questi giorni, le elezioni nelle circoscrizioni estere «dovrebbero essere rinnovate perché ci sono state irregolarità diffuse» e su 2.707.988 italiani all’estero «228.598 connazionali non hanno potuto votare perché non hanno ricevuto il plico elettorale».

La colpa di queste irregolarità, secondo Tremaglia, è tutta dei Comuni di provenienza dei cittadini che vivono all’estero che non hanno fornito gli indirizzi esatti di residenza ai consolati. Contestazioni anche sui tempi. «Il 22 marzo - dice Tremaglia - i residenti all'estero dovevano iniziare a votare, ma ad alcuni non sono arrivate le schede e non hanno potuto votare subito. Poi c'era un termine ultimo per rimandare le cartoline con i voti espressi ai consolati. Bene, 48mila 277 schede sono state votate ma sono giunte in ritardo ai consolati e quindi incenerite». Secondo il ministro a New York il 27 marzo almeno il 50% delle schede non erano arrivate agli elettori. Tra le irregolarità anche alcune pubblicità elettorali inviate insieme ai plichi in Svizzera e in Australia.


Appunti anche sulla segretezza, poco garantita dal voto postale, e sulla regolarità del voto. «So che sono capitate cose folli e spaventose - lancia l'amo il ministro - non ho documenti precisi, ma me ne hanno parlato da più parti». Soluzioni per il futuro? «Forse - conclude Tremaglia - il sistema elettronico. Dobbiamo studiare miglioramenti per quanto riguarda la segretezza del voto». Rigetta, invece, l’ipotesi di voto presso le ambasciate, esperienza già fatta con una bassissima affluenza. Conclusione: «devono essere rinnovate le elezioni per gli italiani all’estero». Ma alla domanda se il ministro farà passi ufficiali per l’annullamento del voto all’estero Tremaglia prende tempo. «Lasciatemi pensare - dice ai cronisti - oggi, intanto, ho fatto una denuncia».
Intanto il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha definito il voto degli italiani all’estero «una svolta storica del Paese». La larga partecipazione degli italiani all’estero, secondo Ciampi, «conferma la volontà di contribuire alla vita democratica del Paese».


Il ministro ha anche precisato che per l’elezione dei 12 deputati e dei 6 senatori oltreconfine in 3 giorni sono stati utilizzati 160 voli per riportare le schede in Italia: dal primo volo delle 5.55 di venerdì 7 aprile proveniente da Kuala Lampur in Malesia alle 18 del 9 marzo con un aereo proveniente dall’Honduras. Solo dall’America latina sono arrivati sette quintali di posta per circa 315mila schede. I plichi sono poi stati trasferiti, sotto scorta della Polizia di Stato, presso l’Uffico centrale circoscrizione estero allestito a Castelnuovo di Porto (Roma).

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