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Sergej Esenin

Mosca delle bettole

A cura di Michelangelo Gargiulo

Pubblicato il 03/02/2005

Questi versi di Esenin rappresentano quasi un (triste) epilogo di 'Confessioni di un teppista' che Branduardi ha musicato in 'Confessioni di un malandrino'.

foto intervento

Siamo negli anni 1922-23, Esenin usa passare la maggior parte del suo tempo nelle taverne di Mosca,continuando a ubriacarsi e a dare scandalo. In quel periodo, in ogni modo, pubblica "Confessioni di un Teppista" e si sposa con la famosa ballerina Isadora Duncan. I due partono per un viaggio negli Stati Uniti, poi a Berlino, Brussels, Parigi, Venezia dove si rendono protagonisti di numerosi scandali e vengono anche denunciati per atti osceni.
In questi versi che seguiranno (tratti dalla raccolta "Mosca delle bettole") ritroviamo la terra natia amata, la notte nera con la sua luna  piena, il cortile ed il vecchio cane (oramai morto) Insomma, sembra riprendere in qualche modo il filo di "Confessioni di un Teppista", scritto due anni prima, addirittura ne sembra l'epilogo!   
Il dipinto che rappresenta la poesia è di Salvatore Fiume, uno del più grandi pittori contemporanei. La traduzione è di Curzia Ferraro

Da "Mosca delle bettole"

Si, ormai è deciso. Ho lasciato
per sempre i campi della mia infanzia,
e più non sentirò i pioppi
scuotere le ali del loro fogliame.

Si sgretola il casolare lontano,
il cane è morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di Mosca,
ecco il mio destino.

Eppure l'amo questa città vegetale, in legno d'olmo;
che mi importa se è decrepita, stanca.
La sognante Asia d'oro
s'addormenta sulle sue cupole.

E la notte, a piena luna,
brilla di incredibili luci.
Allora, a testa bassa,
me ne vado lungo i vicoli, verso un cafè-chantant.

Che rumore in questa lugubre taverna.
Per ore ed ore, sino all'alba,
recito i miei versi alle puttane
mi ubriaco con i teppisti.

E il cuore mi batte sempre più forte,
e parlo, parlo senza sapere ciò che dico.
Come tutti voi anch'io sono al termine della mia strada,
anch'io sono un uomo finito.

Si sgretola il casolare lontano,
il cane è morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di Mosca,
ecco il mio destino.

Sergej Esenin
(1922-23)

Dipinto di Salvatore Fiume

"...Che rumore in questa lugubre taverna. Per ore ed ore, sino all'alba,
recito i miei versi alle puttane mi ubriaco con i teppisti..."

Painting by Salvatore Fiume (1915 - 1997)

 

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