A cura di Michelangelo Gargiulo
Pubblicato il 03/02/2005
Questi versi di Esenin rappresentano quasi un (triste) epilogo di 'Confessioni di un teppista' che Branduardi ha musicato in 'Confessioni di un malandrino'.
Da "Mosca delle bettole"
Si, ormai è deciso. Ho lasciato
per
sempre i campi della mia infanzia,
e più non sentirò i pioppi
scuotere le
ali del loro fogliame.
Si sgretola il casolare lontano,
il cane è
morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di Mosca,
ecco il mio
destino.
Eppure l'amo questa città vegetale, in legno d'olmo;
che mi
importa se è decrepita, stanca.
La sognante Asia d'oro
s'addormenta sulle
sue cupole.
E la notte, a piena luna,
brilla di incredibili
luci.
Allora, a testa bassa,
me ne vado lungo i vicoli, verso un
cafè-chantant.
Che rumore in questa lugubre taverna.
Per ore ed ore,
sino all'alba,
recito i miei versi alle puttane
mi ubriaco con i
teppisti.
E il cuore mi batte sempre più forte,
e parlo, parlo senza
sapere ciò che dico.
Come tutti voi anch'io sono al termine della mia
strada,
anch'io sono un uomo finito.
Si sgretola il casolare
lontano,
il cane è morto da tempo, di vecchiaia.
Crepare nei vicoli di
Mosca,
ecco il mio destino.
Sergej Esenin
(1922-23)
"...Che rumore in questa lugubre taverna. Per
ore ed ore, sino all'alba,
recito i miei versi alle puttane mi ubriaco con i
teppisti..."
Painting by Salvatore Fiume (1915 - 1997)