Versi tradotti e poi ritradotti, versi restituiti con una nuova veste, versi talvolta sorprendenti. Questa è "Confessioni di un malandrino " firmata Etienne Roda Gil, poesia dalla poesia. Leggete un po'....Troverete anche il testo "originale" in francese.
Confessioni di un
malandrino
Adatt. di Etienne Roda Gil da una Poesia di S.
Esenin
Passo i pazzi capelli nei vostri villaggi La
testa come arroventata di un faro che si accende Sottomisi ai venti il
canto dei temporali Ai campi arati la notte delle spiagge.
Gli alberi
scrutano la lama del mio viso Dove scivola la sozzura delle
ingiurie Racconto al vento la storia della mia capigliatura Che mi veste e
mi rassicura.
Rivedo lo stagno della mia infanzia dove i giunchi E
tutti i muschi danzano E tutti i miei che non hanno avuto la fortuna Di
avere un figlio senza speranza.
Ma mi amano così come amano la
terra Ingrata alle loro sofferenze e alla loro miseria Se qualcuno mi
sporcasse di rimproveri Apprezzerebbe allora la punta della loro
zappa.
Contadini poveri ma padre e madre Legati al fango di questa
terra Temendo i padroni e le loro collere Poveri genitori che nemmeno
siete fieri
Di avere un figlio poeta che passeggia E di cui parlano,
dai re e dalle regine, Chi nelle scarpe verniciate e sagge Ferisce i suoi
piedi larghi ed il suo coraggio.
Ma sopravvivono in me come luce Le
astuzie di un teppista d'una terra profonda Davanti all'insegna di una
macelleria di campagna Penso ai cavalli morti, miei compagni
E se vedo
trascinare una carrozza Sgorga da un passato il tempo che
scolpisce Mi rivedo alle nozze di campagna Tra le carni arse delle
contadine.
Voglio ancora bene la mia terra afflitta Di tronchi avari e
severi E' il grugnito sporco dei maiali che preferisco a tutti i discorsi
che mi sono indifferenti.
Sono malato di infanzia e di sorrisi Di
freschi crepuscoli passati senza dir niente Mi sembra di vedere gli alberi
che si distendono Riscaldarsi poi addormentarsi .
Al nido che nasconde
la cova tutta nuova Andrò a porre la mia mano diventata bianca Ma lo
sforzo sarà sempre lo stesso E tanto dura ancora la vecchia scorza
E
tu, il grosso cane delle mie passeggiate Rauco, cieco e molto malato Giri
la coda bassa nella fattoria Senza sapere di chi entra o chi ti
rinchiude
Che mi resta dei ricordi che sanguinano Di furtarelli di
pane nell'erba medica E tu ed io mangiavamo come due fratelli Cane e
bambino dividendosi la terra
Sono sempre lo stesso, il sangue I
desideri, gli stessi odi Su questo tappeto di parole che si srotola Potrei
gettare il mio cuore alle vostre galline.
Buona notte falce della
luna Luminosa nei grani che ti fanno bruna Dalla mia finestra abbaio delle
parole che amo Quando nel cielo ti vedo piena
La notte sembra così
chiara Ci piacerebbe morir bene per distrarsi Che importa se il mio
spirito batte la campagna e E che addita il mio ideale
Cavallo quasi
morto e bonario Dal tuo galoppo senza fretta e senza mistero Apprendo come
da un maestro solitario A cantare tutte le gioie della terra
Della mia
testa come da un grappolo maturo Scorre il vino caldo della mia
capigliatura Dal mio sangue su un'immensa vela pura voglio scrivere
i sogni delle notti future