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Canzoni

Ninna Nanna

A cura di Michelangelo Gargiulo

Pubblicato il 19/07/2005

"L'ho addormentato nella culla e l'ho affidato al mare..." Quanto amore c'è in una madre anche nella tragedia di un distacco, un abbandono, che spesso è rinuncia.

foto intervento

La cronaca giornaliera troppo spesso ci racconta di neonati abbandonati, tragedie che spesso derivano da altre tragedie, e sono antiche quanto il mondo. Certo è che l'immagine di un bambino abbandonato in un cesto e affidato al mare, pur nella sua tragicità, regala un po' di poesia, ne nobilita quasi il gesto, anzi, diviene quasi un gesto d'amore, e nella credenza popolare quel bambino, dal mare, avrebbe trovato la sua fortuna, diventando un re o una regina. Che contrasto se lo confrontiamo a un sacco nero di plastica e al cassonetto di una periferia...
"Ninna nanna" si ispira alla ballata di "Mary Hamilton", cortigiana della regina di Scozia, nel XIV secolo, ne riporto  una versione, con traduzione, di Joan Baez.
 Il rimando a Mosè "salvato dalle acque" è evidente, come nell'altra delicata ballata che propongo nel link correlato:  I Give You To His Heart , di Alison Krauss.
 
Album: Cogli la prima mela - 1979
 
Dipinto: Young Moses on the Nile - Gustave Moreau
 
 
Mary Hamilton
 
Word is to the kitchen gone
And word is to the hall,
And word is up to Madam the Queen,
And that's the worst of all,
That Mary Hamilton's borne a babe
To the highest Suart of all.
 
« Arise, arise, Mary Hamilton,
Arise and teli to me,
What thou hast done with thy wee babe
I saw and heard weep by thee? »
 
« I put him in a tiny boat,
And cast him out to sea;
That he might sink or he might swim,
But he'd never come back to me ».
 
« Arise arise, Mary Hamilton,
Arise and come with me;
There is a wedding in Glasgow town,
This night we'll go and see ».
 
She put not on her robes of black,
Nor her robes of brown,
But she put on her robes of white,
To ride into Glasgow town.
 
And as she rode into Glasgow town,
The city for to see.
Thè bailiff's wife and thè provost's wife
Chied, « Ach, and alas for thee ».

« Ah, you need not weep for me », she cried,
« You need not weep for me;
For had I not slain my own wee babe,
This death I would not dee ».

« Ah, little did my mother think
When first she cradied me,
Thè lands I was to travei in,
And thè death I was io dee ».
 
« Last night I washed the Queen's feet,
And put thè gold in her hair,
And the only reward I find for this,
Thè gallows to be my share ».
 
« Cast off, cast off my gown », she cried,
« But let my petticoat be,
And tie a napkin 'round my face;
The gallows I would not see ».
 
Then by and come the King himself,
Looked up with a pitiful eye,
« Come down, come down, Mary Hamilton,
Tonight, you'll dine with me ».
 
« Ah, hold your tongue, my sovereign liege,
And let your folly be;
For if you'd a mind to save my life,
You'd never have shamed me here ».
 
« Last night there were four Marys,
Tonight there'll be but three,
There was Mary Beaton, and Mary Seton,
And Mary Carmichael, and me ».
 
 
La voce è giunta alla cucina / E la voce è giunta nella stanza dei servi, / E la voce è giunta su dalla Signora Regina, / Ed è questa la cosa peggiore, / Che Mary Hamilton ha generato un bambino / Al più nobile di tutti gli Stuart. / « Alzati, alzati, Mary Hamilton, / Alzati e dimmi, / che cosa hai fatto col tuo bambinetto, / Che ti ho visto accanto e ho sentito piangere? » / « L'ho messo in una barchetta, / E l'ho sospinto in mare,/ Così che affondasse o nuotasse, / Ma non ritornasse più da me ». / « Alzati, alzati, Mary Hamilton, / Alzati e vieni con me; / C'è un matrimonio nella città di Glasgow, / Questa sera andremo a vederlo ». / Lei non mise indosso le vesti nere, / Ne le vesti marroni,/ Ma indossò le vesti bianche, / Per recarsi a cavallo a/ Per recarsi a cavallo a Glasgow. /E mentre entrava a Glasgow. / Per vedere la città, / La moglie dello sceriffo e la moglie del sindaco / Gridarono, « Ahimè, e povera tè ». / « Ah, non dovete piangere per me », gridò, / « Non dovete piangere per me; /' Perché se non avessi ucciso il mio bambinetto, / Non dovrei morire di questa morte ». / « Ah, ben poco sapeva mia madre / Quando per la prima volta mi cullò, / Delle terre in cui avrei viaggiato, / E della morte di cui sarei morta ». / « Ieri sera ho lavato i piedi alla Regina, / E le ho messo l'oro nei capelli, / E trovo questa sola ricompensa, / Che la forca è ciò che mi tocca ». / « Gettate via, gettate via la mia gonna », gridò, / « Ma lasciatemi la sottoveste, / E legatemi un tovagliolo intorno alla faccia, / La forca non la voglio vedere ». / Allora giunse il Re in persona, / Lanciò in alto uno sguardo pietoso, / « Vieni giù, vieni giù, Mary Hamilton, / Questa sera cenerai con me ». / « Ah, tenete ferma la lingua, o mio sovrano, / E lasciate la vostra follia; / Che se aveste voluto salvarmi la vita, / Non mi avreste mai messo qui alla vergogna ». / « Ieri sera c'erano quattro Mary, / Stasera non ce ne saranno che tre / C'era Mary Beaton, e Mary Seaton, / E Mary Carmichael, ed io ».
 

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