"L'ho addormentato nella culla e l'ho affidato al mare..." Quanto amore c'è in una madre anche nella tragedia di un distacco, un abbandono, che spesso è rinuncia.
La cronaca giornaliera troppo spesso
ci racconta di neonati abbandonati, tragedie che spesso
derivano da altre tragedie, e sono antiche quanto il mondo. Certo è che
l'immagine di un bambino abbandonato in un cesto e affidato al
mare, pur nella sua tragicità, regala un po' di poesia, ne nobilita
quasi il gesto, anzi, diviene quasi un gesto d'amore,
e nella credenza popolare quel bambino, dal mare, avrebbe trovato la
sua fortuna, diventando un re o una regina. Che contrasto se lo
confrontiamo a un sacco nero di plastica e al cassonetto di una
periferia...
"Ninna nanna" si ispira alla
ballata di "Mary Hamilton", cortigiana della regina di Scozia,
nel XIV secolo, ne riporto una versione, con traduzione, di Joan
Baez.
Il rimando a Mosè "salvato
dalle acque" è evidente, come nell'altra delicata ballata che propongo nel link
correlato: I Give You To His Heart , di Alison
Krauss.
Album: Cogli la prima mela -
1979
Dipinto: Young Moses on the Nile -
Gustave Moreau
Mary Hamilton
Word is to the kitchen gone And word is to the
hall, And word is up to Madam the Queen, And that's the worst of
all, That Mary Hamilton's borne a babe To the highest Suart of
all.
« Arise, arise, Mary Hamilton, Arise and teli to
me, What thou hast done with thy wee babe I saw and heard weep by thee?
»
« I put him in a tiny boat, And cast him out to
sea; That he might sink or he might swim, But he'd never come back to me
».
« Arise arise, Mary Hamilton, Arise and come
with me; There is a wedding in Glasgow town, This night we'll go and see
».
She put not on her robes of black, Nor her robes
of brown, But she put on her robes of white, To ride into Glasgow
town.
And as she rode into Glasgow town, The city for
to see. Thè bailiff's wife and thè provost's wife Chied, « Ach, and alas
for thee ».
« Ah, you need not weep for me », she
cried, « You need not weep for me; For had I not slain my own wee
babe, This death I would not dee ».
« Ah, little did my mother
think When first she cradied me, Thè lands I was to travei in, And thè
death I was io dee ».
« Last night I washed the Queen's feet, And put
thè gold in her hair, And the only reward I find for this, Thè gallows to
be my share ».
« Cast off, cast off my gown », she cried, « But
let my petticoat be, And tie a napkin 'round my face; The gallows I would
not see ».
Then by and come the King himself, Looked up
with a pitiful eye,
« Come down, come down, Mary Hamilton, Tonight,
you'll dine with me ».
« Ah, hold your tongue, my sovereign liege, And
let your folly be; For if you'd a mind to save my life, You'd never have
shamed me here ».
« Last night there were four Marys, Tonight
there'll be but three, There was Mary Beaton, and Mary Seton, And Mary
Carmichael, and me ».
La voce è giunta alla cucina / E
la voce è giunta nella stanza dei servi, / E la voce è giunta su dalla Signora
Regina, / Ed è questa la cosa peggiore, / Che Mary Hamilton ha generato un
bambino / Al più nobile di tutti gli Stuart. / « Alzati, alzati, Mary Hamilton,
/ Alzati e dimmi, / che cosa hai fatto col tuo bambinetto, / Che ti ho visto
accanto e ho sentito piangere? » / « L'ho messo in una barchetta, / E l'ho
sospinto in mare,/ Così che affondasse o nuotasse, / Ma non ritornasse più da me
». / « Alzati, alzati, Mary Hamilton, / Alzati e vieni con me; / C'è un
matrimonio nella città di Glasgow, / Questa sera andremo a vederlo ». / Lei non
mise indosso le vesti nere, / Ne le vesti marroni,/ Ma indossò le vesti bianche,
/ Per recarsi a cavallo a/ Per recarsi a cavallo a Glasgow. /E mentre entrava a
Glasgow. / Per vedere la città, / La moglie dello sceriffo e la moglie del
sindaco / Gridarono, « Ahimè, e povera tè ». / « Ah, non dovete piangere per me
», gridò, / « Non dovete piangere per me; /' Perché se non avessi ucciso il mio
bambinetto, / Non dovrei morire di questa morte ». / « Ah, ben poco sapeva mia
madre / Quando per la prima volta mi cullò, / Delle terre in cui avrei
viaggiato, / E della morte di cui sarei morta ». / « Ieri sera ho lavato i piedi
alla Regina, / E le ho messo l'oro nei capelli, / E trovo questa sola
ricompensa, / Che la forca è ciò che mi tocca ». / « Gettate via, gettate via la
mia gonna », gridò, / « Ma lasciatemi la sottoveste, / E legatemi un tovagliolo
intorno alla faccia, / La forca non la voglio vedere ». / Allora giunse il Re in
persona, / Lanciò in alto uno sguardo pietoso, / « Vieni giù, vieni giù, Mary
Hamilton, / Questa sera cenerai con me ». / « Ah, tenete ferma la lingua, o mio
sovrano, / E lasciate la vostra follia; / Che se aveste voluto salvarmi la vita,
/ Non mi avreste mai messo qui alla vergogna ». / « Ieri sera c'erano quattro
Mary, / Stasera non ce ne saranno che tre / C'era Mary Beaton, e Mary Seaton, /
E Mary Carmichael, ed io ».