A cura di Michelangelo Gargiulo
Pubblicato il 13/03/2008
In questi versi di Yeats tradotti e adattati da Luisa, c'è poco spazio alla contemplazione, alla nostalgia dei ricordi e al rimpianto, tutti elementi che troviamo nelle altre poesie, almeno quelle contenute in "Branduardi canta Yeats". Tuttavia non scompare l'aspetto visionario, tanto caro al poeta Irlandese e che caratterizza tutta la sua Poesia.
Una forma di visionarismo, in questo caso, più subdola che tende quasi a esorcizzare quello che tutto reputiamo il maggior responsabile delle nostre sofferenze, e della mancata felicità: il Dolore. Ovviamente non è solo il dolore fisico ma anche, e direi soprattutto, il Dolore morale, quello che spesso annienta l'individuo. Badate bene: Yeat tratta il Dolore con rispetto, con la D maiuscola. In questi versi il poeta costruisce un mantello che renda il dolore più gradevole alla vista, costruisce delle vele affinchè possa volare e navigare e infine gli costruisce delle scarpe di lana pura, bianca, affinchè venga leggero e improvviso, senza l'ansia del preavviso.
Yeats sembra, in ogni caso, accettare quello che è il fato avverso, o se vogliamo la Natura così bella ma anche crudele, non cerca mai una soluzione ma un rifugio. L'aspetto visionario dei suoi versi diventa così potente e suggestivo che alla fine vince sulla stessa essenza delle cose. E quale esempio migliore di "Innisfree, l'isola sul lago" che, grazie a Yeats, da un semplice, triste, scuro e arido scoglio è diventata l'isola più bella del mondo, il nostro "paradiso personale" a cui tutti credono e "vedono, e quindi esiste.