A cura di arch. Maria Gioconda Tepedino
Pubblicato il 04/04/2005
Gli eventi di questi giorni portano continuamente ai nostri occhi la sagoma inconfondibile della Basilica di San Pietro a Roma. La costruzione di questa architettura, così familiare, ma anche spesso sconosciuta nei suoi modelli di formazione e nelle sue fasi di trasformazione, è oggetto del mio intervento di oggi. Un omaggio alle “pietre” di Pietro. La cupola del Pantheon, Santa Sofia a Costantinopoli costituirono due dei più importanti schemi plano-volumetrici cui essi si ispirarono.La perfezione del cerchio, con forti valenze simboliche e significati estetici fu sublimata dagli architetti del Rinascimento che videro nella forma simmetrica della pianta centrale un modello di riferimento. La cupola del Pantheon, Santa Sofia a Costantinopoli costituirono due dei più importanti schemi plano-volumetrici cui essi si ispirarono.
La perfezione del cerchio, con forti valenze simboliche e significati estetici fu sublimata dagli architetti del Rinascimento che videro nella forma simmetrica della pianta centrale un modello di riferimento.
La cupola del Pantheon, Santa Sofia a Costantinopoli costituirono due dei più importanti schemi plano-volumetrici cui essi si ispirarono.
Pantheon
Santa Sofia
Nella prima metà del ‘400 le sperimentazioni sul tema hanno i nomi di Giuliano da Sangallo (Santa Maria delle carceri –Prato), Antonio da Sangallo il Vecchio (San Biagio-Montepulciano), Bramante ? (Santa Maria della Consolazione-Todi).
Santa Maria delle carceri –Prato
San Biagio-Montepulciano
Santa Maria della Consolazione-Todi
da Giulio II in sostituzione della chiesa voluta da Costantino nel 320, sul luogo della veneratissima tomba di San Pietro, il primo apostolo,martirizzato tra il 64 e il 67 d.C.
Giulio II stesso inaugura la prima fabbrica affidata a Bramante nel 1506, ma Bramante riuscì a completare solo i quattro archi di sostegno alla cupola. Morì nel 1514.
Gli successero alla direzione dei lavori Raffaello, fra Giocondo e Giuliano da Sangallo. La pianta centrale, fortemente desiderata da Bramante, fu modificata, con una nuova impostazione a croce latina. I motivi liturgici della Chiesa Romana che prevedono l’officiante in posizione frontale rispetto alla massa dei fedeli prevalgono sul desiderio di perfezione di Bramante e alla pianta centrale più consona al rito ortodosso.
Nella Galleria degli Uffizi a Firenze si può “leggere”la pianta del 1520.
Ancora ,gli architetti successivi , il Peruzzi prima e Antonio da Sangallo il Giovane , ripropongono la croce greca e poi di nuovo la latina. Michelangelo che subentra loro dal 1546, ripropone un impianto progettuale a pianta centrale, definisce in maniera più netta le masse dei pilastri centrali, “inventa” la grande cupola a calotte sovrapposte, risolvendo il grave problema della copertura degli enormi spazi interni. L cupola viene realizzata dopo la sua morte.
E’il papa PaoloV a determinare in maniera definitiva che sia, invece la pianta a croce latina l’impostazione conclusiva della Basilica.
Incarica inoltre Carlo Maderno di aggiungere tre cappelle laterali e ,successivamente, del completamento della facciata. Tali lavori, dei primi anni del 1600 trasformarono l’impianto della Basilica nel prospetto anteriore, allargandola in maniera sproporzionata rispetto all’altezza, allontanando la visione della cupola dallo spiazzo
Antistante.
L’intervento fu criticato già dai contemporanei. Dobbiamo arrivare a Gianlorenzo Bernini, indiscusso maestro del Barocco romano, che con alterne fortune soprintende ai lavori conclusivi, per vedere completata la Basilica, prima nella facciata, poi nella piazza antistante chiusa dal colonnato.
La piazza cui si accedeva dai vicoli ristretti dei Borghi fu impostata, durante il ventennio, come punto di fuga dello squarcio di via della Conciliazione. Un disastro urbanistico ….
Un interessante link sulla distruzione dei Borghi , con documenti fotografici di eccezionale interesse è offerto dal sito :http://www.thule-italia.com/borghi.html


Mussolini a Castel S. Angelo il 20 giugno 1936: Marcello Piacentini e Attilio Spaccarelli lo accompagnano a vedere il progetto della demolizione di Borgo