A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 18/02/2002
Il Dadaismo come espressione di rivolta intellettuale nei confronti degli aspetti conservatori della cultura contemporanea.
"Non voglio neanche sapere se prima di me vi sono stati altri uomini". (Cartesio)
Il movimento dadaista, che ebbe la sua massima affermazione in Germania, nasce nel 1916, a Zurigo, e si basa su un generalizzato atteggiamento di sfiducia e disgusto nei confronti della civilizzazione, minata alle fondamenta dal persistere di una guerra che pareva non dovesse finire mai.
Dice Tristan Tzara :"Dada nacque da un'esigenza morale, dal sentimento profondo che l'uomo, al centro di tutte le creazioni dello spirito, dovesse affermare la sua preminenza sulle nozioni impoverite della sostanza umana, sulle cose morte e sui beni male acquisiti…..".
Il termine dada, casualmente ricavato da "un tagliacarte scivolato incidentalmente tra le pagine del dizionario" (Larousse), fu da subito sinonimo di rivolta furiosa e negazione totale non solo nei confronti della società, ma addirittura nei confronti dell'arte stessa, in quanto pur sempre prodotto della civiltà organizzata.
Infatti Dada è anche contro i movimenti artistici contemporanei, è anticubista, antifuturista, antiastrattista, anticostruttivista, Dada è contro l'irrazionalismo e il sentimentalismo degli espressionisti, contro i principi eterni, contro l'immobilismo, contro i proclami di universalità, contro la perfezione, contro l'ordine, contro ogni tipo di dogma: Dada è provocazione, è scandalo, è polemica, non è solo un modo di fare arte, ma è un modo di vivere e di fare politica, un modo per attuare una lotta proletaria organizzata, una lotta di classe portata alle estreme conseguenze.
Le pitture e sculture allusivo-simboliche, i collages, i procedimenti fotografici (George Grosz fu forse l'inventore del fotomontaggio) del movimento dada zurighese pongono l'accento sul “linguaggio”, al quale viene data molta importanza ai fini stessi della creatività.
A partire dal 1917, con l'abbandono del movimento da parte di molti aderenti, il gruppo zurighese si dissolve, mentre numerosi componenti trasferitisi o rimpatriati in Germania, danno vita al dadaismo di marca tedesca, a Berlino rappresentato da Hausmann, Baader, Heartfield e Grosz, a Hannover da Schwitters e a Colonia da Max Ernst e Baargeld , che si distingue per un più preciso impegno politico e sociale a carattere rivoluzionario.
Pur nell'inevitabile collegamento con la cultura generale dell'epoca, specie con l'espressionismo, la poetica di Dada ha qualcosa di veramente diverso, soprattutto perché è molto differente il processo creativo: i dadaisti non creano opere d'arte, ma costruiscono oggetti senza nessuna preconcetta intenzione di produrre qualcosa di estetico, con irriverenza per ogni canone precostituito e totale arbitrarietà nelle scelte, non importando tanto il prodotto quanto il gesto che lo produce e che è esso stesso mezzo e fine.
In America, a New York, il dadaismo giunge attraverso un artista francese, Marcel Duchamp che, spingendo alle estreme conseguenze il concetto dell'intrinseca significatività degli oggetti, propone polemicamente il ready-made, l'oggetto d'uso comune quale opera d'arte in sé già compiuta, senza bisogno dell'elaborazione dell'artista (celebre l'orinatoio-fontana).
I risultati più interessanti del dadaismo, però, si riscontrano in Germania, nelle opere di molti validi artisti tra cui Max Ernst e lo scultore Jean Arp.
Il Dadaismo del ready-made di Duchamp,delle tele meccanomorfe di Picabia, dei rayogrammi di Man Ray è più vicino al dadaismo tedesco, a carattere spiccatamente sociale, calato nel contesto industriale e capitalistico tipicamente americano, pur tuttavia, grazie all'incontro tra Picabia e Tzara avvenuto a Zurigo nel 1918, i due rami del movimento, quello zurighese e quello americano, finiscono per fondersi, nel 1920/21, quando tutti i componenti dei due gruppi confluiscono a Parigi, dove, pochi anni dopo, nel 1924, dalle ceneri del Dadaismo nascerà il Surrealismo.
Il Dadaismo fu un movimento distruttivo, legato ad una situazione contingente di particolare degrado, la guerra ed il periodo postbellico: ebbe un carattere di provvisorietà, insito nel suo stesso programma, che ne autodeterminò la fine con la fine del particolare, limitato periodo storico, durante il quale si caratterizzò con l'eccezionalità e la violenza che si riconoscono alle situazioni di emergenza.
Era adatto a distruggere, ma non era in grado di costruire sulle rovine qualcosa di nuovo, organizzato, normale, e ciò determinò inevitabilmente la fine di una stagione intellettuale che Jean Arp sintetizzo così: "Dada è stato la rivolta dei non-credenti contro i miscredenti".
Vorrei commentare brevemente l'opinione postata in data 1-8-2006, il dadaismo è orribile, simpaticamente spontanea e categoricamente negativa, per ricordare al mio lettore che il Dadaismo, come molti movimenti avanguardisti, ha un suo valore anche per le conseguenze, magari diametralmente opposte alle intenzioni, prodotte nello sviluppo dell'arte seguente, senza contare il fatto che la sua carica distruttiva ha indotto riflessioni sul concetto di arte indubbiamente utili per fare il punto su una situazione giunta alla crisi. Tutti gli eventi, tutto ciò che accade è legato al passato ed al futuro di una grande storia collettiva senza soluzione di continuità, a costituire un piccolo, ma indispensabile tassello nella vicenda umana ed artistica della nostra civiltà .
Senza il Dadaismo, per esempio, non ci sarebbe stata la Pop Art, che magari il mio lettore trova altrettanto orribile, ma che costituisce una delle correnti più significative del '900, perchè, che piaccia o no, ci rappresenta.
Circa quella postata in data 3-3-2006, che vorrebbe sapere da me cos'è l'arte, devo confessare che non ho risposte univoche e categoriche, sarà per questo che me ne interesso da tempo, con passione e curiosità immutate.
Del resto "Non esiste in realtà una cosa chiamata arte", a maggior ragione non esiste, probabilmente, una definizione adatta a dirci cos'è.
Certo è che l'arte appartiene a questo mondo e forse, con maggior successo, ci si potrebbe chiedere perchè.
Anche in questo caso le mie considerazioni sono del tutto personali, raccolte in alcune mie pagine, fra le quali:
-Perchè oggi si "fa" arte
-Il ruolo dell'artista nell'arte moderna
-Storia dell'arte e storia dell'uomo, percorsi paralleli