A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 18/02/2002
Il concetto di dissimilitudine come mezzo per una percezione non razionale attraverso la fantasia e l'immaginazione.
L'immagine che ci propone il Surrealismo, eliminando il principio di identità, non si basa più sul concetto di similitudine, ma su quello di dissimilitudine, un'immagine al di fuori di ogni regola naturale o sociale, del buon senso e della logica, che accosta elementi inconciliabili e, per il senso comune, dissimili, in modo traumatico e sconvolgente per lo spettatore, che potrà recepirli solo attraverso l'immaginazione, la fantasia, il sogno, l'allucinazione: è pur sempre, tuttavia, un modo figurativo di rappresentare la realtà, al di fuori di ogni astrattismo e costruttivismo, è un azzardo oggettivo che crea un mondo di oggetti definiti, arbitrariamente associati fino a destituirli di ogni fondamento di realtà.
Questa poetica era stata anticipata nelle opere di Giorgio De Chirico (Piazze d'Italia, 1910) l'inventore della pittura metafisica, al quale lo stesso Breton riconosce un ruolo di precursore.
Tra gli artisti più importanti del Surrealismo ricordiamo Alberto Giacometti , Salvador Dalì e Max Ernst, che per primo adotta la tecnica del frottage e del dripping (drip painting), Jean Arp , Juan Mirò , René Magritte , Duchamp , artisti in gran parte giunti al Surrealismo da altri movimenti, come già rilevato, come del resto Picasso , Chagall , Klee.
In definitiva, il Surrealismo non propone nessun rigido programma o dogma a cui i suoi aderenti si debbano conformare, ma si propone sempre come un atteggiamento generale verso la vita, inteso a salvaguardare la libertà dell'individuo e dell'artista nell'esprimere, in qualsiasi forma, senza limiti né preclusioni, la sua verità.
Storicamente, il Surrealismo fu una risposta all'angoscia della crisi in cui si dibatteva la società dell'epoca, ponendo in termini chiari e strutturati il problema, la costruzione di un mondo libero per gli individui e la collettività, e fornendo possibili tentativi di risposta per risolverlo: non riuscì mai, tuttavia, a fondere in modo soddisfacente le sue due anime, quella sociale e quella individuale, la sfera dell'attività pratica e quella dell'attività dello spirito, giungendo così al suo stesso scioglimento.
Alberto Giacometti, "Annette", 1962