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Arte alla fine della II guerra mondiale

Nuovi modi espressivi dell'arte moderna-parte I

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 20/02/2002

Definitiva rottura dei rapporti culturali con i precedenti valori estetici e ricerca di nuove tecniche formali.

foto intervento

"L'essenza della tecnica non è niente di tecnico: è per questo che la riflessione essenziale sulla tecnica e la spiegazione decisiva con essa devono avere luogo in un dominio che da una parte sia assimilato all'essenza della tecnica e dall'altra non sia fondamentalmente diverso da esso. L'Arte è un simile dominio…..". (Martin Heidegger)

L'arte moderna, il cui ciclo si può convenzionalmente chiudere con gli anni '60 (dopo di che si può parlare di arte contemporanea), è, per molti versi, una vicenda tuttora in fieri, sulla quale è talvolta estremamente difficile dare giudizi critici: oltre tutto, si tratta di un periodo, per quel che riguarda l'arte, ma in genere tutta la nostra vita, caratterizzato da una veloce evoluzione, da grande specializzazione e diffusione dei mezzi tecnici e dei mezzi di comunicazione, da una crescente industrializzazione, da una forte spinta consumistica, dalla commercializzazione di valori mercificati, spesso falsati ed impediti nel loro sviluppo autonomo da imput di carattere economico-politico.
Quel che appare evidente è che l'arte dei decenni susseguenti alla seconda guerra mondiale è caratterizzata da un atteggiamento di rottura e lacerazione nei confronti del passato anche recente che, bene o male, proponeva ancora un linguaggio intessuto di linee, colori e forme, riferibile, seppur tenuamente, ai valori plastici e pittorici dei movimenti avanguardisti.

E' difficile individuare, dagli anni cinquanta in poi, correnti o movimenti omogenei e programmati, così come è difficile, se non impossibile, applicare alle arti visive, e non solo ad esse, gli stessi parametri di giudizio fino ad allora usati, tanto radicalmente, in quegli anni, sono cambiati i mezzi espressivi e spesso anche i materiali utilizzati: eterogenei, inusuali, non ortodossi, usati per la loro carica simbolica o demistificatoria, per opere che vogliono esprimere un nuovo modo di vedere il mondo.

Facendo oggi un bilancio della situazione di allora, si può comunque affermare che l'astrazione lirica fu lo stile pittorico dominante in quel periodo, fino a tutto il decennio degli anni '50, in innumerevoli varianti dei suoi atteggiamenti fondamentali e con un nuovo carattere di internazionalismo.

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