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Assemblage

Tecnica del collage e libertà espressiva - parte I

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 21/02/2002

Nuovi linguaggi e premesse per la nascita del neodadaismo e della popular art.

foto intervento

"Il significato è determinato dall'uso di una cosa, dal modo in cui il pubblico usa un quadro una volta che sia esposto al pubblico." (Jasper Johns)

Fin dagli anni '30 la tecnica del collage e dell'assemblage aveva interessato parecchi artisti, per la libertà espressiva che offriva attraverso l'uso di materiali insoliti e inusuali: attorno agli anni '50 viene riscoperta e riadottata da molti artisti e riproposta come un linguaggio nuovo che fungerà da legame tra l'Espressionismo astratto e la successiva Pop Art.
Il collages rappresenta un significativo momento dell'arte di questo periodo poichè, dopo l'esasperato sperimentalismo dell'Espressionismo, denuncia il desiderio di un recupero della materialità, l'aspirazione a restituire all'arte una sua connotazione anche fisica, un'affermazione forte che la conduca fuori da una situazione di crisi tracciando con risolutezza nuove vie da percorrere.

In Italia Enrico Baj raggiunge piacevoli risultati umoristici ricercando un dialogo tra il materiale usato ed il soggetto rappresentato, senza tuttavia andare mai oltre quella che divenne una tecnica ad effetto, ben sperimentata, contrariamente agli americani Robert Rauschenberg e Jasper Johns, ben più significativi e determinanti per i futuri sviluppi dell'arte.

Questi due artisti possono essere considerati infatti i fondatori di un rifiorito movimento di ispirazione neodadaista che eserciterà la sua influenza sui giovani artisti fino agli anni '70: mentre il linguaggio di Rauschenberg si caratterizza per la presenza di più punti di interesse nella stessa composizione, per una sovrabbondanza di messaggi che inducono il concetto di spreco e consumismo tipico dell'ambiente cittadino, Johns , per il quale il richiamo al dadaismo passa attraverso l'uso di oggetti comuni secondo la maniera del ready-made di Duchamp, si esprime in termini di maggior laconicità e minimalismo, attraverso un linguaggio che si potrebbe definire monolitico, incentrato su un massiccio tema principale, di matrice popolare (famose le sue bandiere americane), utilizzando spesso la tecnica dell'encausto.

In Europa Ives Klein è il personaggio di maggior rilievo la cui opera si possa paragonare a quanto stanno facendo in America Reuschenberg e Johns, caratterizzato da una tendenza verso una monomania visionaria che lo porterà a dipingere le sue celebri tele monocromatiche (brevettando persino un International Klein Blu), spinto sempre da uno spirito di anticonformismo di matrice dada, seppure in qualche modo placato dalla frequentazione delle discipline orientali e della filosofia zen.

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