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Arte e percezione visiva

Soggettività della visione artistica - parte I

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 24/02/2002

Adattamento dei processi cognitivi e patrimonio intuitivo ed immaginario

foto intervento

"Disattiva la mente e l'occhio si schiude invano" (antico detto cinese)

I sistemi di comunicazione tecnologica che si stanno instaurando così velocemente nella nostra cultura, sono destinati a cambiare gradualmente la struttura cerebrale umana, mettendo in crisi l'impostazione sostanzialmente meccanicistica della nostra capacità cognitiva.
Infatti la grande quantità e la velocità dei flussi di informazioni che ci sommergono in ogni istante, obbligano, a livello neurologico e sensoriale, ad una continua operazione di adattamento, in primo luogo per selezionare le informazioni e quindi per adeguare i processi cognitivi al mondo contemporaneo, anche a fronte delle intrinseche capacità di neurogenesi del cervello.

Il LRE-EGO-CreaNET , interessante progetto del Laboratorio di Ricerca Educativa dell'Università di Firenze, parte da una revisione ed una riconsiderazione delle cognizioni intuitive antiche, espressione di un potente patrimonio immaginario in grado di guidarci attraverso la trasformazione da un modello interpretativo della realtà prettamente meccanico ad uno bio-tecnologico, quindi, in estrema sintesi, a superare la concezione che porta a separare nettamente "l'oggetto veduto dal soggetto vedente".
Il concetto di base è che la percezione della realtà a noi esterna è una simulazione ricostruttiva, una rappresentazione visiva, una ipotesi di interazioni tra noi e l'ambiente spazio-temporale, operata dal cervello compiendo una elaborazione delle percezioni sensoriali (immagini, suoni, odori e sapori) non illusoria, ma certamente trasfigurata rispetto alla realtà.

E' facile intuire che, se tra le varie speci viventi, si sono col tempo instaurate notevoli differenze, in particolare per ciò che riguarda la percezione visiva, informazione indotta sulla retina dalle radiazioni luminose, analogamente si possono trovare apprezzabili differenze percettive anche tra gli uomini, poichè "la significazione cerebrale, in ultima analisi viene a dipendere dalla genetica umana, che è personalizzata per ciascuno di noi".
E' allora lecito chiedersi se lo studio della mente e del cervello possa contribuire alla conoscenza dei processi comunicativi prodotti dai fenomeni artistici, fatto salvo il fatto che, se il cervello non fotografa la realtà, ma la ricostruisce sulla base delle informazioni che riceve, ognuno di noi, geneticamente unico, ricostruirà in modo diverso ciò che la sua retina gli trasmette e quindi, per esempio, lo stesso quadro verrà visto in modo diverso da uno o da un altro, da un critico d'arte o da un profano.

Secondo Paolo Manzelli, direttore del LRE-EGO-Crea-NET, il cervello compie continue sincronizzazioni, integrazioni e confronti interattivi dei segnali bio-chimici e bio-elettrici che gli giungono, tenendo conto di sincronie percettive precedentemente memorizzate, così che il "campo di rappresentazione visuale, è pertanto definibile come un "pattern multimediale", fornito dalla analisi delle probabilità delle possibili nostre interazioni corporee con l'ambiente."
Ciò significa che ha determinante importanza, ai fini della rappresentazione visiva, il vissuto che ognuno di noi ha alle spalle, il precedente esperito, diverso per ciascuno di noi, reale o simbolico o immaginario che sia, introducendo un'ulteriore variabile, non fisiologica ma culturale, nella comprensione del fenomeno visivo e quindi dell'arte visiva.

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