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Arte e percezione visiva

Soggettività della visione artistica - parte II

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 25/03/2002

Realismo percettivo, realismo cognitivo e capacità creativa della mente.

Oggi il modello del realismo percettivo appare più che mai obsoleto, così come il concetto che ci siano aree degli emisferi cerebrali (quelle occipitali) in grado di "vedere", in quanto sappiamo che l'attività visiva si supporta su un complesso sistema attenzionale di focalizzazione "per effettuare un riconoscimento mnemonico ed emozionale dei dati sensoriali" coinvolgente varie aree cerebrali.
Alla luce delle attuali conoscenze, oggi sappiamo che la capacità di percezione visiva dell'uomo si è evoluta non tanto per ricostruire indiscriminatamente le immagini di una realtà rovesciata per mezzo di una serie di reazioni fotochimiche, ma per selezionare e ritenere quelle immagini che risultino utili alla sopravvivenza ed alla evoluzione mentale.

Attualmente, la realtà virtuale e le simulazioni computerizzate della realtà che sempre più frequentemente ci riguardano da vicino rendono assolutamente inadeguato e riduzionista il concetto del "realismo percettivo", largamente approssimato nell'accordare l'occhio con "una mente coscientemente creativa", lasciando spazio alla possibilità che si confondano le immagini virtuali con quelle cosiddette reali.
Già in passato era stato empiricamente dimostrato con studi sulle illusioni percettive che la predisposizione dell'attenzione o della capacità di concentrazione può influire massicciamente sul risultato percettivo, modificando temporaneamente la capacità di percezione, come oggi sappiamo, producendo una variazione elettromagnetica dell'attività cerebrale: numerosi dati sperimentali molto significativi, unitamente agli studi di Donald O. Hebb , considerato il fondatore della psicobiologia connessionista, dimostrano che la attivazione o disattivazione simultanea di particolari aree neuronali modifica temporaneamente le caratteristiche di flessibilità cerebrale, in definitiva interferendo con i meccanismi di ristrutturazione della flessibilità cerebrale deputati all'apprendimento.

Dal rapporto segnale percettivo-attività elettromagnetica e biochimica-flessibilità cerebrale si capisce come l'utilizzo dei mezzi di comunicazione possa agire indirettamente sulla strutturazione cerebrale e sulle strategie significative mentali , influenzando la rappresentazione del mondo esterno data dai sensi, il cosiddetto realismo cognitivo.
Se, come è, l'attività cerebrale di rappresentazione visiva non ci fa comunque percepire la realtà oggettiva, appare quantomai opportuna la strutturazione di una comunicazione che tenga conto della capacità creativa della mente, e quindi della sua capacità artistica, che trascende i fattori propriamente genetici e determina nuove interconnessioni cerebrali che potremmo definire di natura culturale.

In alcuni artisti in particolare, come Picasso o Dalì, si può notare come le cognizioni della fisica moderna abbiano indotto la ricerca di un sistema cognitivo nuovo e più adeguato al variato concetto del rapporto spazio-tempo introdotto dalla teoria della relatività, superando un modello concettuale storicamente sorpassato, creando una realtà immaginaria frutto di un processo creativo culturalmente più avanzato: il potenziale immaginario dell'uomo ed il suo utilizzo creativo, che sono importanti e peculiari caratteristiche dell'artista, appaiono quindi altrettanto importanti per un generale processo di apprendimento.

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