A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 06/04/2002
Rapporti tra l'arte contemporanea e lo sviluppo della tecnica attraverso l'esperienza futurista
Sull'argomento specifico dei rapporti fra arte e tecnica, che ha avuto per
il Futurismo un'importanza determinante, riporto di seguito uno stralcio da
un'intervista del 1996 al critico d'arte Achille
Bonito Oliva, della quale il testo integrale compare su una pagina
di Mediamente, RAI Educational
"Diciamo che tutta l'arte contemporanea, dalla metà dell'800 in
avanti, è conseguente al forte sviluppo della tecnica; l'artista si rende
conto che attraverso la tecnica è possibile la riproduzione meccanica dell'immagine,
che all'occhio fisiologico si sostituisce l'occhio meccanico della fotografia,
poi del cinema e poi della televisione.
Dunque corre ai ripari e sviluppa una controffensiva sperimentale utilizzando
i materiali che non sono più quelli canonici che portano all'adozione dell'oggetto
quotidiano, della scultura, dell'elemento tecnologico, fino all'uso che interiorizza
cinema, fotografie e video nella produzione estetica.
Perciò, evidentemente, c'è un forte legame tra il concetto di avanguardia
e tecnologie, in questo manipolo di artisti che anticipa il grosso della
produzione creativa della massa di artisti, che sente il bisogno di sperimentare
per sensibilità un rapporto più adeguato, capace di agganciare una società di
massa che vive una vita accelerata sotto i colpi ed il ritmo della macchina.
Il futurismo è un movimento che nasce in Italia per merito di Marinetti,
Balla, Boccioni,
Severini,
De Pero; sono artisti che sostanzialmente sostengono il primato della tecnica
e dello sviluppo tecnologico per una vita migliore.
C'è la famosa dichiarazione di Marinetti che dice che è più bella una macchina
in corsa della Nike di Samotracia, ovvero è più bella la forma di una macchina
che si muove nello spazio di una forma archeologica di una grande scultura greca.
Quindi, il futurismo è quel primo movimento che esalta il futuro conseguente
allo sviluppo della tecnica.
Anche il dadaismo, il surrealismo, l'automatismo psichico, ovvero tecniche che
introducono il movimento meccanico del gesto, della mano, del braccio, del corpo,
che ricordano il movimento ripetitivo della macchina.
Nel dopoguerra abbiamo artisti legati al New Dada ed alla Pop Art, specialmente
che utilizzano immagini frutto della riproduzione meccanica prodotta dai mass-media;
cinema, televisione, fotografia, vengono adottate come standard nell'opera di
Andy Warhol, Liechtenstein per il fumetto; dunque, tutte immagini riprodotte
in cui, nell'installazione, appaiono elementi in movimento; pensiamo anche ad
artisti come il Gruppo Fluxus, pensiamo a Tingeli che crea delle macchine con
pezzi scoordinati di altri macchinari, assemblati insieme, che producono un
movimento strambo, fantastico, non produttivo, solamente estetico.
Ecco l'emancipazione della macchina che si sottrae all'uso, all'impiego, al
suo essere strumentale e si emancipa fino ad un protagonismo producente e produttivo
di un movimento a sé, inutile, e quindi per il piacere dell'occhio e del coinvolgimento
del pubblico. Direi che tutta l'arte contemporanea vive sotto questo rapporto
ed anche la telematica, la computerizzazione, l'elettronica, la televisione,
sono state, in qualche modo, già prese e assunte nell'ansia sperimentale degli
artisti di oggi per vedere che cosa può sviluppare l'arte a partire da questi
spunti e da questi stimoli, sempre con l'intento di emancipare la tecnica
e destinarla ad un uso di immagini capace di ingrandire il deterrente iconografico
dell'antropologia dell'uomo.