
Jackson Pollock - “Lavander mist” 1950
Dall’inizio della storia dell’uomo, l’arte si è assunta il compito di rappresentare il mondo attraverso codici multipli, atti a spiegare la realtà all’uomo attraverso l’opera dell’uomo.
Come osserva Alessandro Tempi, le spiegazioni del mondo si possono dividere in quelle che egli definisce rappresentative di tipo descrittivo, derivate da dati empirici, sperimentali, provati, scientifici, e altre definite creative, che utilizzano mezzi non conformi, non convenzionali, inconsueti, creati appositamente per la rappresentazione specifica.
Storicamente si può vedere come, a seconda dei tempi e della cultura di un’epoca, del suo sviluppo scientifico, della sua dottrina filosofica, i due concetti di rappresentazione e creazione abbiano coinciso o meno, in varie misure, fino a che, nel tardo ‘600, l’arte si configura come un mondo a parte, soggetto ad una sua legge, l’estetica, territorio degli artisti, creatori di opere estetiche, confinata nel museo, staccata ed avulsa dal resto del mondo, depositaria della rappresentazione anche storica ed antropologica delle vicende umane.
Alla metà dell’ ‘800, con la nascita prima della fotografia, poi del cinema, ha inizio quella che il filosofo Heidegger chiama “die Zeit des Weltbildes“, l’epoca dell’immagine del mondo, nella quale il compito di rappresentare non viene più delegato all’arte, sussistendo mezzi e tecnologie più adatte, precise ed affidabili per farlo, e l’arte, estromessa dall’universo della rappresentazione, cessa di essere lo specchio della natura, di essere la depositaria di diversi saperi, di avere un ruolo storico nello svolgersi della vita dell’uomo: l’arte si trova nelle condizioni di dover ridefinire il suo ruolo, il suo territorio di apparteneza, il suo stesso, intrinseco significato.
Attraverso l’autoanalisi che l’arte compie su se stessa, la presa di coscienza della propria autonomia, l’identificazione di proprie peculiari specificità, dell’essenza estetica che le compete, nasce l’arte moderna.
Ciò che ho proposto è una lettura molto sintetica e semplificata delle origini dell’arte moderna, che ci porta subito in medias res, all’Impressionismo, il movimento culturale che dà l’avvio ad un profondo processo rinnovativo del concetto di arte: grande anticipatore del rinnovamento è Cezanne, padre di tutta la pittura moderna, impressionista all’origine, poi geniale anticipatore del Cubismo, movimento che destruttura e defigura l’immagine, preparando quella che sarà l’estetica dell’Astrattismo e dell‘Informale del secondo dopoguerra.
Queste due correnti realizzano in modo definitivo l’emancipazione dell’arte da ogni aspirazione alla rappresentazione, l’arte diventa creazione della realtà, non raffigurazione di essa, risponde solo a sé stessa, depositaria di una conoscenza autoreferenziale che riconosce la sua essenza nell’atto creativo stesso.
L’Astrattismo ha varie anime, quella razionale e ascetica delle opere di Mondrian, dove assume un’impronta essenzialmente intellettuale, quella lirica e sognante dei dipinti di Kandinskij, dove prevale la componente emotiva, a seconda del rapporto in cui l’artista si pone nei confronti della realtà, in un caso ridotta ad immagine mentale, nell’altro talmente alterata e trasfigurata da renderne irriconoscibile la rappresentazione.
arch. Vilma Torselli









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