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Arte, numeri, lettere

Affinità grafiche tra lettere e disegno - parte III

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 30/06/2002

Il fascino della parola dipinta nell'arte d'oggi


Alexander Calder
"Little spider",1940 - 140x127

Alexander Calder, noto soprattutto per aver inventato i mobiles, sculture cinetiche nelle quali, grazie ad un sistema di snodi ed agganci, viene inserito il movimento, persegue effetti di grafismo spaziale leggero ed essenziale che ricorda da vicino l'impronta segnica di certe opere di Mirò ed è forse l'artista che più di ogno altro ha ottenuto questo tipo di risultato in scultura.

Avvicinandoci all'arte contemporanea, si attenua il carattere segnico della parola, che però non cessa mai di esercitare il suo fascino sull'arte visiva, per le sottili affinità che legano questi due modi dell'espressione umana, anche se nel tempo la loro maniera di rapportarsi cambia e si evolve.

Dalla Pop Art in poi, fino a giungere agli artisti di oggi, la parola si emancipa dalla strumentalizzazione compiuta dal pittore avanguardista, in chiave estetizzante, acquista una autonomia assoluta, si presenta per quello che è, lettera, segno, con un suo significato intrinseco, raggiunge con il segno puramente grafico un rapporto paritario.
Quando Andy Warhol, personalità di gran lunga più enigmatica ed innovativa di quanto possa sembrare, dipinge la sua Campbell Soup, ciò che domina e costituisce la consistenza formale e cromatica dell'insieme sono le scritte, ampie, ben definite, centrali, tema, immagine e titolo della rappresentazione, e spesso le scritte sono presenti in altre opere di Warhol, per esempio nelle gigantografie desunte dalle strisce di Dick Tracy, dove compaiono come parte dello sfondo, senza particolare risalto, con una presenza che pare venga data per scontata, appartenente alla quotidianità banalizzata che l'artista ci vuole proporre.


Andy Warhol
Campbell Soup


Andy Warhol
"Dick Tracy", 1960
178X133.4
Roy Lichtenstein è un artista molto raffinato che ha scelto di esprimersi in modo ironico e talvolta paradossale: la sua attenzione al fumetto denuncia immediatamente un interesse per la parola scritta, che verrà costantemente inserita come parte essenziale in molte delle composizioni che egli realizza, utilizzando il tipico stile da fumetto con tutte le sue convenzioni (i contorni neri, la retinatura di punti) seppure con notevoli differenze, dichiarando:"...Le tecniche che io adopero non sono commerciali, ne hanno solo l'apparenza: e i modi di vedere, comporre e unificare sono diversi e hanno fini diversi."
E, paradossalmente, proprio nei suoi quadri derivati da fumetti, Lichtenstein raggiunge i migliori risultati di monumentalità tradizionale, di potenza espressiva popolare, superando un suo sostanziale atteggiamento elitario nei confronti dell'arte che lo ha reso spesso maniacalmente ossessionato dalle sue stesse teorie.

Roy Lichtenstein
"Pow", 1965-96X71

Le Vostre Opinioni

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Opinione postata il 2008-04-29 00:39:18
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