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Arte, numeri, lettere

Affinità grafiche tra lettere e disegno - parte IV

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 30/06/2002

Le parole e il disegno, due temi autonomi e integrati

 

 

Tra i pittori che hanno operato ai margini della Pop Art, con caratteristiche loro non tipiche, Larry Rivers è particolarmente interessante per il tocco sciolto della pennellata ed il virtuosistico cromatismo con i quali dipinse parafrasi di imballaggi commerciali.

In seguito, Rivers realizza una serie intitolata "Le parti del corpo", nella quale esplora la possibilità di abbinare a figure o teste caratteri grezzi riprodotti con uno stampino, con effetti di sorprendente gradevolezza nella elementarietà ripetitiva di un motivo estremamente semplice.

 

                           Stefano Baratti, "..e le stelle assenti", opera digitale , 2002

 

Stefano Baratti, artista nato a Perugia, residente da tempo a New York, con radici culturali di chiara derivazione europea ed italiana, introduce alcuni versi di "Il viaggio e il ritorno", del poeta Dino Campana, in questa sua nella quale le parole acquistano valenza pittorica nel gioco sfumato dei cromatismi in viola, colore mistico, dell'interiorità e dell'introspezione, raffinato richiamo alla parola del testo ("viola" ripetuta due volte).
L'enigmatica figura in primo piano su un orizzonte lontano e indistinto rimanda, con misurato equilibrio, alla buia notte dell'inconscio, popolata dai fantasmi della mente, placata in un impianto compositivo sicuro, di ampio respiro e di tranquilla e meditata lucidità.

                   Stefano Baratti, "L'inglobamento dello spirito estraneo", opera digitale , 2002

 

Diversamente accade in un altro disegno in bianco e nero, appartenente ad una trilogia, in cui pare affidata una certa drammaticità del messaggio proprio alla scritta che, sovrapposta, insistita, ripetuta equivale ad una perforazione del supporto.

 

Tra gli italiani, anche Mimmo Rotella gioca con le parole, introducendo brani o frasi allusive nei suoi collages realizzati con stralci di manifesti, articolando così un suo discorso pop, cui farà seguito, in chiave provocatoria, la serie dei doppi decollages, manifesti strappati dai muri della città, ricomposti sulla tela e poi di nuovo strappati.
A conferma del suo interesse per la parola, va ricordato che Rotella, inventa la poesia fonetica, metodo espressivo alternativo, detta dallo stesso 'epistaltíca' (un neologismo privo di senso): un insieme di parole, anche inventate, di fischi, suoni, numeri e iterazioni onomatopeiche.

 

Ho cercato di analizzare sinteticamente l'uso che gli artisti hanno fatto e fanno della parola nelle opere che, con termine quindi riduttivo, si dovrebbero dire visive, ma che in realtà coinvolgono nella fruizione ben più della vista, scoprendo un percorso che, a partire dagli anni del concettuale ('60, '70) abbandona l’approccio alla parola in termini prevalentemente grafici e pittorici, tipici delle avanguardie del ‘900, ed esclude in modo più o meno radicale le componenti estetiche per privilegiare l'espressione diretta, per esempio con l’uso della moderna tecnica del messaggio pubblicitario.
Con l'avvento della video-art (già si parla di poesia video-visiva), sarà inevitabile che la parola regredisca all'oralità, diventi parola "detta", per una sorta di ritorno alle origini, recuperando l'uso del rumore, del suono pre-significante, in una sostanziale circolarità tra tutte le forme d'arte che, come dice Kandinskij, percepiamo, a nostra stessa insaputa, attraverso tutti i cinque sensi di cui disponiamo.


 

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