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Arte, numeri, lettere

Maurits Cornelis Escher ed i suoi mondi impossibili - parte I

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 06/07/2002

Questo straordinario inventore di costruzioni ambigue è un matematico prestato all'arte o un artista prestato alla matematica?

"Non posso fare a meno di prendermi gioco di tutte le nostre certezze incrollabili. E' molto divertente, per esempio, confondere deliberatamente due e tre dimensioni, il piano e lo spazio e scherzare con la gravità".

L'artista olandese Maurits Cornelis Escher è, ad una prima e, come si vedrà, superficiale analisi, un geniale creatore di illusioni, di mondi ed oggetti irreali che ad una sommaria occhiata possono ingannare ed apparire reali, rivelando ben presto nascoste sorprese.

"Vincolo di unione"

Il segreto di quella che può sembrare una fantasia immaginativa fuori del comune, legata, naturalmente, ad una eccezionale capacità grafica, è in verità molto poco fantasioso, sono la matematica, la geometria, la cristallografia,passioni tanto forti in Escher quanto quella artistica.


La sua attivita di grafico lo porta ad agire sul piano bidimensionale, ma è da subito evidente che il suo interesse per le caratteristiche della realtà tridimensionale è talmente forte che lo impegna a ricercare mezzi espressivi adatti a sottomettere la forma spaziale alle leggi limitative dell'immagine piana.
Da questo conflitto e da questa aspirazione nascono le straordinarie opere grafiche di Escher.
In verità il discorso non è così chiaro e lineare come potrebbe sembrare, perchè, in Escher, non solo siamo davanti alla straordinaria suggestione di un'immagine spaziale tridimensionale su una superficie piana, ma anche ad un ulteriore fatto insolito: in ogni rappresentazione, l'immagine costruita, guardando bene ed abbandonando precostituiti schemi mentali, è quella di una figura che non potrebbe mai avere un'esistenza spaziale concreta, secondo la logica corrente.

oooooooooo



"Limite del cerchio III"


Molte delle opere di Escher, soprattutto quelle ad impronta apparentemente decorativistica, hanno in realtà alla base il concetto matematico dell'infinito, come "Limite del cerchio III", ad esempio, dove sono rappresentati dei pesci stilizzati, tutti della stessa forma, ma che rimpiccioliscono mano a mano che si avvicinano al bordo esterno del cerchio, incastrandosi perfettamente l'uno nell'altro e costituendo essi stessi il limite del proprio "mondo".
Ossessionato dal concetto di divisione regolare del piano, Escher studia ed inventa simmetrie di vario tipo, cercando di utilizzare la divisione del piano come mezzo per catturare e fermare il concetto di infinito, realizzando opere in cui la tassellatura può continuare indefinitamente, avendo come sfida finale il contenere l'infinito entro i confini di una sola pagina.
Alla base del suo lavoro c' è il concetto della geometria iperbolica, lo spazio iperbolico incentrato sul modello del matematico francese Henry Poincarè, le geometrie non euclidee del matematico russo Nicolas Lobacewski e dell'ungherese Bolyai, le tassellature del piano di Roger Penrose, sintetizzate ed elaborate secondo una interpretazione personale che anticipa di qualche decennio la formulazione matematica del concetto di frattale ad opera di Benoit Mandelbrot.
Uno dei temi che più affascinò Escher fu la rappresentazione di mondi simultanei, di un mondo infinito in uno spazio finito, tema che egli traspose visivamente in numerose sue opere nelle quali sono contemporaneamente presenti due mondi, quello percepito dall'artista e quello a cui le sue percezioni non possono arrivare, pur trovandosi nello stesso posto e nello stesso momento, a ciò corrispondendo studi grafici e rigorose modellizzazioni matematiche, frutto di ricerche condotte per lunghi anni.
Realizzò forse nel modo più coerente questo concetto in una sua opera, "Esposizione di stampe", in cui è raffigurata una persona all'interno di una galleria d'arte, che sta osservando una stampa raffigurante una città marittima che, lungo i portici, ospita un negozio: il negozio è una galleria d'arte al cui interno si trova una persona che sta osservando una stampa raffigurante una città marittima.........la persona è sia nell'immagine che al di fuori di essa, allo stesso tempo soggetto ed oggetto, osservatore e osservato.

"Relatività"
litografia cm 27,2x29,3


Il gusto della logica del paradosso permea tutta l'opera di Escher, come in questa "Relatività", del 1953, nella quale ci vengono proposti tre diversi livelli di applicazione dello stesso paradosso: tre mondi paralleli e separati coesistono all'interno di un edificio in cui sulle pareti, sul soffitto e sul pavimento si aprono finestre e porte da cui partono scale. Sedici figure umane si muovono nell'ambiente, suddivise in tre gruppi. Ciò che per un gruppo è il soffitto, per un altro gruppo è la parete, e ciò che per un gruppo è una finestra per un altro gruppo è un'apertura nel pavimento.
Diverse realtà impossibili condividono un'impossibile convivenza.

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