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Arte e percezione visiva

Illusioni ottiche e paradossi visivi - parte II

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 13/07/2002

Ognuno di noi costruisce in modo diverso "mappe" dello stesso territorio, la realtà che ci circonda

foto intervento

L'assurdità della figura, in questo caso, risiede nella sua interpretazione, e Richard Gregory ha dimostrato come tre sbarre a due a due perpendicolari (ovviamente formanti non un triangolo chiuso, ma una figura aperta) possano sembrare un triangolo impossibile, se osservate da un particolare punto di vista.

Il grafico olandese Maurits Cornelis Escher, acuto indagatore delle singolarissime possibilità che si nascondono nella struttura dello spazio,fu un geniale inventore di paradossi visivi, come nella litografia "Waterfall", opera nella quale utilizza il triangolo di Penrose per ben tre volte consecutive nella rappresentazione di un canale, che sembra localmente in piano, mentre le colonne della struttura che attraversa lo fanno sembrare su piani diversi e in salita: si crea così l'impressione paradossale, l'illusione ottica di un moto perpetuo dell'acqua che scorre all'insù, contro ogni regola dell'esperienza comune, infrangendo le leggi gravitazionali.

E' la riprova di come le percezioni sensoriali ricevute, in contrasto con le le leggi fisiche della costruzione tridimensionale, non possano essere corrette dall'intelletto, dato che si basano su moduli cerebrali che agiscono in modo indipendente l'uno dall'altro, quindi non relazionabili e di come la geometria e le sue regole applicate al disegno ci permettano di rappresentare quello che vediamo in modo tale che il cervello lo ritenga simile alla realtà.
Talvolta, come si vede, questo metodo consente anche di ingannare il cervello a cui l'occhio comunica percezioni falsate e di rappresentare oggetti o spazi in false prospettive, rendendo possibile la rappresentazione dell'impossibile, ma in definitiva gli occhi non sempre ne hanno colpa: è il cervello che imbroglia se stesso, abituato com’è a interpretare tutto ciò che vede e quando deve scegliere tra i suoi preconcetti, peraltro in gran parte suffragati dall'esperienza, e la realtà, preferisce salvare i primi e scartare la realtà.

Scrive Maria Teresa Tuccio, docente di fisica per scienze biologiche: "La percezione é una simulazione ricostruttiva generata dal cervello, sotto il controllo di una determinante genetica, delle interazioni tra noi e l’ambiente materiale che ci circonda e in base alle nostre conoscenze e alle nostre esperienze precedenti: cio' che e' percepito e' diverso dall'oggetto esterno che rappresenta. Con una bella espressione della Programmazione NeuroLinguistica possiamo dire: la mappa non e' il territorio, e ognuno di noi costruisce mappe diverse dello stesso territorio e anche mappe diverse da momento a momento, in base al nostro grado di attenzione, ai nostri bisogni, alle nostre motivazioni."   

E' proprio nella sostanziale indeterminazione della visione, della percezione e della ricostruzione della realtà che prende vita l'affascinante mondo dell'inganno dei sensi, dell'illusione ottica, del paradosso visivo, al quale tante volte l'arte si è ispirata.

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