Nouveau Realisme, risposta europea al New Dada - parte I

La "singolarità collettiva" di un gruppo di artisti fuori da ogni norma












Mimmo Rotella, decollage

Il Nouveau Réalisme è uno dei movimenti più importanti tra quelli che hanno caratterizzato la stagione artistica degli anni ‘60, di diretta derivazione dalle avanguardie dadaiste di inizio secolo, delle quali riprende l’atteggiamento dissacrante nei confronti dell’arte tradizionale: rappresenta la risposta europea al movimento New Dada americano, anch’esso di derivazione dadaista, che diventerà poi Pop Art.
Poichè, negli anni immediatamente precedenti, nel frattempo si è sviluppata ed ha fatto scuola l’action painting di Pollock, della quale è giunta l’eco anche in Europa, per il naturale processo di osmosi che lega tutti i fenomeni della storia non solo dell’arte, nel Nouveau Realisme ne ritroviamo qualche contaminazione sotto forma della valorizzazione che viene fatta dell’azione dell’artista sull’oggetto e delle possibilità di intervenire su di esso, anche in termini fortemente incisivi.
Con la sua esclusiva azione, l’artista compie così un processo di dissemblage, quando l’oggetto di consumo ordinario non viene semplicemente esposto, ma sottoposto ad un‘azione distruttiva (Arman, Rotella), metafora della violenza che la società esercita sui valori morali, oppure violentemente compresso (Cesar), così come il sistema comprime l’esistenza e la libertà dell’individuo.
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Cesar, compressione


L’oggetto decontestualizzato che il Dadaismo di Duchamp eleva ad opera d’arte conferendogli dignità estetica, è visto, nel Nouveau Realisme, nella sua oggettività, elemento d’uso quotidiano, di rifiuto, ingombrante ed inquinante, con atteggiamento più affine a quello degli artisti pop americani.

Nel complesso, gli artisti del Nouveau Realisme esprimono un messaggio che è, sì, ironico e dissacrante quanto il Dadaismo di un Duchamp, ma pervaso da una drammaticità più intensa, percorso da un filo di disperazione impotente davanti alla società degli egoismi individuali e del benessere soggettivo.
Nello stesso tempo viene accentuato il valore mentale dell’operare dell’artista, della sua azione sia fisica che intelletuale,che costituisce il vero evento artistico, in contrapposizione all’opera vera e propria, che perde in parte il significato un po’ feticistico del ready-made dadaista.



Secondo alcuni storici, la definizione di Nouveau Realisme viene dall’America, dove è associata all’opera di Jasper Johns e Robert Rauschenberg e alla loro tecnica dell’assemblage, che precorre per certi aspetti la la Pop Art, anche se la maggior parte delle fonti accredita l’invenzione della definizione a Pierre Restany.
Il gruppo dei fondatori del movimento, per la maggioranza francesi, è molto nutrito, sono Yves Klein, Arman, François Dufrêne, Raymond Hains, Martial Raysse, Daniel Spoerri, Jean Tinguely, Jacques de la Villeglé ed il critico Pierre Restany, ai quali si aggiungono poi César, Mimmo Rotella, Niki de Saint-Phalle e Gérard Deschamps (1961) ed infine Christo (1963), tutti riuniti in quella che essi chiamano singolarità collettiva.
In effetti, seppure con una estrema e libera varietà di linguaggi singoli, questo gruppo di artisti persegue un intento comune e collettivo, la ricerca di un metodo di appropriazione diretta della realtà, attraverso il quale attuare, come dice Pierre Restany, “un riciclaggio poetico del reale urbano, industriale, pubblicitario

Arman ,accumulazione di brocche

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Pubblicato il sabato 31 agosto 2002 in: Assemblage

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