A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 13/09/2002
Arte nord-americana, affrancata dalla tradizione europea ed autenticamente nazionale
L'Espressionismo
astratto e l'assemblage
di Johns
e Rauschenberg,
antesignani della Pop
Art, sono indubbiamente i primi grandi movimenti culturali che, a livello
mondiale, affermarono la cultura visiva americana connotandola con caratteri
ben precisi e peculiari, tuttavia, ben prima dell'affermarsi di questi movimenti,
vi furono sul suolo americano manifestazioni artistiche che, pur non riuscendo
ad offuscare il primato dell'Europa ed in particolare di Parigi in campo
artistico, sono rimaste nella storia dell'arte come fermi riferimenti per tutte
le seguenti generazioni di americani.
E', più specificatamente, un'arte nord-americana, con fulcro a
New York, che comincia ad affermarsi verso il 1905, quando i galleristi che
allestiscono mostre di artisti europei cominciano ad esporre artisti del loro
paese, dando loro opportunità prima impensabili e favorendo il consolidarsi
di una coscienza nazionale anche in campo artistico: nel 1908, un gruppo di
artisti nord-americani fonda la "Scuola degli otto", con lo
scopo di elaborare e promuovere uno stile nazionale antitradizionalista, slegato
dalla tradizione europea ed autenticamente americano, anche se gli artisti americani
non si affrancheranno mai dal fascino della cultura del vecchio continente.
Nasce un movimento artistico che verrà definito "Realismo americano", per le sue precise caratteristiche stilistiche e la tendenza ad un figurativismo spinto, in termini molto realistici, appunto, sia per la figura che per il paesaggio.
Uno degli esponenti più interessanti di questo movimento è un allievo
di Robert Henri,
Edward Hopper, che ritrae tipici paesaggi rurali americani e che,
in seguito, sposta la sua sede da Filadelfia a New York, dove l'osservazione
della vita urbana gli sarà di ispirazione per celebri quadri di interni
metropolitani e di scene quotidiane viste con l'occhio analitico del fotografo.
Intanto la prima guerra mondiale facilita l'esportazione delle idee europee anche oltre atlantico, dove si diffondono e vengono recepite dall'ambiente culturale americano, anche se i più nè le comprendono pienamente nè le condividono: Duchamp, Picabia, Gleizes espongono a New York con folgoranti successi, il Cubismo e il Dadaismo vengono accolti, studiati, imitati, e da lì, negli anni a seguire, avranno origine l'Espressionismo astratto e la Pop Art (negli anni '15-'20 si afferma addirittura uno stile detto "cubismo realistico").
La crisi del '29 mette a dura prova la sicurezza economica ma anche psicologica
degli americani, la loro autostima e la credibilità nel loro sistema sociale,
tanto che un ritorno a valori tradizionali e genuini sembra l'unico modo per
riacquistare fiducia in se stessi e nel proprio mondo: ed ecco riapparire la
raffigurazione di paesaggi rurali, dell'America più umile e più
vera, modello di affidabilità e stabilità, mentre si riflette
criticamente sulla realtà urbana, desolato scenario di un'umanità
solitaria seppure tra la folla.
Lo sviluppo seguente dell'arte americana prenderà altre strade, soprattutto perchè, durante la seconda guerra mondiale, molti artisti europei si sposteranno in America, specie quelli appartenenti al Surrealismo, che influenzeranno in maniera determinante l'arte americana tanto da sostituire qualunque eredità autoctona: proprio da loro nascerà il movimento astratto americano, in tutte le sue varie declinazioni.