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By Arte moderna di arch. Vilma Torselli
URL: http://guide.dada.net/arte_moderna/interventi/2002/10/122315.shtml
Arte moderna di arch. Vilma Torselli guida dal 20-05-2002
Sofisticata raffinatezza e stereotipata ironia dell'oggetto comune in Europa ed in America
La Pop Art nasce in Inghilterra negli anni '50, il suo nome deriva dalla contrazione dei due vocaboli popular e art, come veniva definita in quegli anni la popular culture, attuata dal critico inglese Lawrence Alloway, attento studioso di quel fenomeno culturale, di cui colse la grande carica innovativa nella capacità di attuare una "convivenza con la cultura in cui si è cresciuti, anziché il (suo) rifiuto snobistico in nome di una cosiddetta maturità".
In realtà una prima definizione del movimento pop era stata data da Richard Hamilton, che già nel '55 aveva dato un suo significativo contributo alla mostra "This is tomorrow", alla Whitechapel Art Gallery, pittore d'avanguardia orientato verso la mitizzazione dell'oggetto industriale e di consumo (popular imagery): altri esponenti del pop inglese sono lo scultore Eduardo Paolozzi, di origine italiana, oltre ai pittori Tilson, Smith e Blake.
Con la Pop Art la cultura popolare esce dall'ambito della pura evasione, dell'anneddottica, del disimpegno, viene affrontata e trattata con la "serietà" di ogni forma d'arte e trasferita nell'area della cultura urbana di massa, dalla quale mutua una sua particolare iconografia: sono le immagini della vita quotidiana, gli oggetti comuni, la pubblicità, i fumetti, il cinema, la televisione.
La popolarità maggiore spetta indubbiamente al versante americano del fenomeno pop, tuttavia ciò che si svolse in Inghilterra non è certo meno importante.
Va rilevato che in generale la corrente inglese si caratterizza per un maggior contenuto fantastico, per una maggior elaborazione dell'oggetto rappresentato, utilizzando un linguaggio più raffinato e complesso di quanto farà l'America, con una sofisticatezza che sconfina talvolta nel surreale.
La matrice europea fa del pop inglese un fenomeno sostanzialmente più meditativo sulle possibilità espressive dell'oggetto, reso con toni documentaristici, senza accenti polemici o demistificatori, contrariamente a quanto avviene oltreoceano, dove prevale la connotazione kitsch delle icone più emblematiche di una cultura della non-cultura, rese in modo stereotipato e ironico nelle opere di Warhol e Dine.
Tuttavia la gran parte degli artisti pop americani osservano e riproducono la realtà urbana con toni fondalmentalmente positivi, non dissacratori, anzi con l'intento di conferirle una dignità artistica, come esemplificato nelle opere di Robert Indiana, di Rosenquist, di Oldenburg e di tanti altri, probabilmente nell'intenzione di fare della Pop Art un'arte autenticamente americana, legata ad un ambito culturale e territoriale autonomo ed in realtà, forse per la prima volta nella storia dell'arte americana, è proprio così.
Nei confronti del movimento Dada, si può osservare come la Pop Art inglese, che pure non fu un movimento omogeneo, conservi in generale con esso un legame intellettuale frutto di una certa continuità culturale a base europea, mentre la Pop Art americana, che avrà anche i caratteri più autonomi e specifici dell'american life, coglie del Dadaismo l'aspetto più eclatante e superficiale, esasperandolo formalmente nel linguaggio iperbolico di Oldenburg, nel gigantismo delle tele di Rosenquist, nella monumentale eleganza di Lichtenstein, per citare tre artisiti che fanno della sovradimensione la caratteristica straniante della loro poetica.
Seppure tutt'oggi sulla Pop Art sia divisa la critica che, in parte, ha sospeso il giudizio su un fenomeno socio-culturale per certi versi discutibile, è certo che non si può liquidare con stroncature categoriche come quella del lettore che ha postato l'opinione sottostante un movimento che, in modo clamoroso e dissacratorio, esprime malesseri e contraddizioni reali della società contemporanea.
Questo fa l'arte, denunciando una realtà in parte anche inconscia, e questo fa la Pop Art.