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Arte nell'Europa postbellica

La pittura nucleare

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 13/11/2002

L'entusiasmo e le angosce legate allo sviluppo della scienza e della fisica nucleare

foto intervento

"L'universo è buio: noi speriamo, invece, che l'infinito sia azzurro, sia questo cielo di luce pulita senza nuvole, senza confini". (Gianni Dova)

Il Movimento Nucleare viene fondato a Milano nel 1951, ad opera di Enrico Baj e Sergio Dangelo, ed il "Manifesto programmatico della Pittura Nucleare" viene in seguito pubblicato a Bruxelles, con la successiva adesione di Gianni Dova e poi Bertini, Colomba, Mariani, Preda, Tullier.
La suggestione dell'epoca nucleare aveva già in passato interessato altri artisti per lo più solitari, dal movimento definito Eaismo ad opera del livornese Voltolino Fontani al periodo nucleare o atomico di Salvador Dalì, ma senza strutturarsi teoricamente come invece fà il gruppo milanese, che fonda la sua rivista "Il gesto" ed organizza la sua prima collettiva alla sede degli "Amici della Francia" a Milano.

Nella scia delle teorie atomiche ed einsteiniane, dei progressi scientifici nel campo della fisica e dello studio della materia e dell'energia, i pittori nucleari realizzano opere per lo più astratte o informali, dalle forme vorticose, a spirali, che vogliono rappresentare lo spazio cosmico impregnato di energia, a colori vivaci ed incandescenti, intensi, inusuali, in una interpretazione poetica dell'esplosione nucleare della materia: ancora una volta, vengono messi in discussione i principi tradizionali del dipingere, la forzata razionalizzazione e geometrizzazione dell'arte, la prevalenza della linea e dell'angolo retto, davanti alla dimostrata esistenza di fenomeni della realtà al di fuori delle possibilità percettive dell'uomo.

E' l'inebriante scoperta di un mondo invisibile, fatto di radiazioni cosmiche, di onde magnetiche, di universi alieni, mai prima di allora rappresentati.

Formalmente, nel nucleare convergono elementi surrealisti, simbolisti, dadaisti, espressionisti gestuali, riecheggiati anche nei "concetti spaziali" di Lucio Fontana e dei pittori dello Spazialismo.
In realtà i pittori nucleari finiranno per esprimere anche le proprie nevrosi e le vane aspirazioni ad una rappresentazione di ciò che non si può rappresentare, giungendo generalmente a posizioni critiche nei confronti di un mondo sostanzialmente ingovernabile ed inconoscibile, pericolosamente in bilico su un imminente disastro nucleare.

Le Vostre Opinioni

Cosa ne pensi...

Opinione postata il 2007-01-22 17:19:03
Dal 2002 ha preso avvio una divulgazione della conoscenza dell'arte e del pensiero del pittore livornese Voltolino Fontani, che ideò il Movimento Eaista. E' vero che tale movimento restò aderente al contesto labronico ma è indubbio che precorse , e per certi versi superò, le istanze della "pittura nucleare", termine che per primo usò Fontani, (fu annunciata una causa legale contro Baj e Dalì, che purtroppo cadde nel nulla.) E' giunta l'ora che, dopo la tesi di laurea discussa a Pisa su tale movimento nel luglio del 2006 presso la facoltà di Lettere, le storie dell'arte inseriscano , a buon diritto, l'Eaismo tra le correnti d' avanguardia del secondo Novecento.
  • Oggetto: eaismo - Utente : mariogav1@virgilio.it
Opinione postata il 2007-02-05 19:36:31
L’eaismo è stato un movimento pittorico che è nato in periferia, ovvero fuori dai principali circuiti artistici e commerciali italiani. Ma nonostante questo è stato supportato da una robusta e solida impronta teorica, testimoniata dall’esistenza di un vero e proprio “Manifesto” (dell’eaismo). Il nucleo principale del movimento era costituito da un docente universitario, ( Favati), da un poeta di livello nazionale (Landi), e da un artista geniale come Voltolino Fontani che, oltre ad esserne il fondatore, ne era anche la testa pensante. Erra, dunque, chi non vede in questo gruppo di artisti la presenza del necessario spessore culturale per far decollare un grande progetto. Riguardo, poi, alla figura di spicco del movimento, ossia Voltolino Fontani, vi sono le Quadriennali romane a parlare da sole. Dobbiamo anche aggiungere che tale artista, a differenza degli altri pittori livornesi di chiara fama (Fattori, Modigliani, Nomellini, Gianfranco Ferroni e Mario Nigro, per citarne “alcuni”) non sviluppò soltanto “cromatismo”, ma diede una base teoretica alla sua produzione artistica, sfociata in scritti e pensieri originali. Da studi recenti, infatti, ( cit. Francesca Cagianelli in “Autoritratti spirituali”) si è colta la passione di Fontani nei confronti delle opere di Rudolf Steiner, ideatore dell’antroposofia e già esponente della “Teosofia”. Non deve stupire neanche il fatto che quest’ultimo fosse un importante traduttore dell’opera di Goethe, scrittore al quale Fontani si ispirava. La pittura nucleare nasce dunque in Provincia, ma non è per nulla provinciale.
  • Oggetto: eaismo - Utente : federico zucchelli
Opinione postata il 2007-02-15 11:16:04
Sono veramente lieta che, finalmente, persone giovani che non hanno conosciuto direttamente Voltolino Fontani, siano a conoscenza della sua pittura e soprattutto del suo contributo sulla pittura nucleare. Il "Comitato per la divulgazione della figura pittorica di Voltolino Fontani" mira proprio a questo, oltre che all'archiviazione dell'opera, peraltro vastissima. L'attualità del messaggio di Fontani è sconcertante: fu tra i primi ad allertare contro i pericoli della scoperta dell'energia atomica, a urlare il suo antimilitarismo, e la storia gli ha dato ragione. I tempi sembrano finalmente maturi, l'Eaismo merita di uscire da quella nicchia per pochi eletti in cui è stato confinato, e lo farà.
  • Oggetto: eaismo - Utente : tania faldino
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