Per stampare: Clicca qui oppure seleziona File » Stampa nel menù del tuo browser.

        -----------------------------------------------------------------------------------------------
        Questo intervento è stato stampato da Guide di Dada.Net
        raggiungibile a http://guide.dada.net
        -----------------------------------------------------------------------------------------------

By Arte moderna di arch. Vilma Torselli
URL: http://guide.dada.net/arte_moderna/interventi/2002/12/127938.shtml

Arte moderna di arch. Vilma Torselli guida dal 20-05-2002

Arte astratta ed arte informale - parte III

Corrente gestuale, materica, segnica e spazialista all'interno del movimento informale europeo

foto intervento

L'arte informale nasce negli anni '50 a seguito di una serie di esperienze artistiche nell'ambito della ricerca sulla forma intesa come tutto ciò che ha un aspetto, un contorno che lo definisce, una connotazione visiva: questo termine, art informel, viene coniato nel '52 dal critico francese Michel Tapié, il maggior divulgatore di questa tendenza, in un suo testo, "Un art autre", in cui interpreta in termini di "art autre" l'opera di Dubuffet.
Negando il concetto di forma, che l'Astrattismo conserva nella accezione di essenza geometrica delle forme reali, di elaborazione immaginativa della realtà attraverso la creatività dell'artista, l'Informale amplia notevolmente il concetto di arte e l'ambito dell'azione artistica, dissolvendo le separazioni tra le varie tipologie di linguaggio, le differenze formali tra le varie categorie espressive, divenendo la matrice indifferenziata, e per certi versi ambigua, di pressoché tutta la produzione artistica moderna.
Trattandosi di una definizione molto ampia, ha lo svantaggio di favorire una eccessiva omologazione di espressioni artistiche anche molto distanti tra loro, annullando le significative diversità che fanno dell'arte moderna un fenomeno variegato e vivo, al ritmo con il divenire del mondo d'oggi.

Le due correnti principali che si identificano all'interno dell'Informale sono quella gestuale, esemplificata dall'opera di Jackson Pollock, e quella materica, che si afferma soprattutto in Europa (Dubuffet, Burri, Tapies), ma si possono collocare in questo movimento anche lo Spazialismo di Lucio Fontana, per certi versi egli stesso un action painter, e la pittura segnica, di cui in Europa Giuseppe Capogrossi è uno dei principali rappresentanti.

La pittura segnica in realtà pone verso la forma un rifiuto meno netto, soprattutto le attribuisce un nuovo significato, la trasforma in segno, un elemento grafico che non ha un significato semantico, ma solo formale, con valenza calligrafica in un alfabeto inventato dall'artista, con una sua riconoscibilità visiva convenzionale non contenutistica.
E' interessante notare come, parallelamente alla pittura segnica europea, si sviluppi in America una tendenza calligrafica lì derivata dall'elaborazione grafica dell'ideogramma cinese, con risultati di grande interesse in molti artisti appartenenti all'Espressionismo astratto, come Franz Kline, Adolf Gottlieb, Mark Tobey.

Si vede come l'Informale, che nasce in Francia e poi interessa tutta l'Europa, con riscontri oltre oceano, sia un campo non solo vasto, ma anche indefinito e come molti artisti informali si possano identificare contemporaneamente come gestuali e materici e segnici, cosicché appare più corretto analizzare separatamente la loro opera e ricercare per ognuno un profilo individuale, senza eccessive preoccupazioni di forzate classificazioni.

 

 

Franz Kline, "Painting n 7", oil on canvas, 204x270

 

Per rispondere alle perplessità di Claudia, faccio notare come non ci sia contraddizione nel dire che il segno ha un significato formale parlando di pittura informale, poichè l'aggettivo riferito al segno significa che esso è vuoto di significato (semantico) pur conservando la sua valenza grafica (la 'forma'), riferito alla pittura significa che essa utilizza il segno asemantico (cioè privo di significato autonomo, di contenuto concettuale) per inventare un linguaggio comunicativo aspecifico, fatto appunto di segni, che vale per quell'artista, in quel contesto, in relazione ad un certo  tipo di comunicazione ecc. , che non affida il suo messaggio alla 'forma' (e perciò è 'informale'), ma ad un insieme di segni basici all'interno di una personale costruzione alfabetica.

Il commento su Capogrossi, a cui rimando, può chiarire ulteriormente il concetto.