Guillaume Apollinaire, autore del testo "Peintres cubistes" che rappresenta il manifesto programmatico del movimento cubista, è anche l'autore del termine Orfismo, o anche "Cubismo orfico", coniato nel 1912 per definire un movimento contemporaneo del Cubismo, ma caratterizzato nei suoi confronti da significative differenze, facente capo a Robert Delaunay. Si tratta di una pittura fortemente evocativa (da cui il riferimento mitico ad Orfeo, musicista e poeta), che Apollinaire definisce come ".......un piacere estetico puro, una costruzione che colpisce i sensi e un significato sublime, ossia il soggetto. È arte pura".
Gli orfisti, di cui fanno parte anche Kupka e Picabia, si pongono criticamente nei confronti del Cubismo, dal quale pure derivano il principio della scomposizione della forma e l'analisi dell'immagine da più punti di vista, sottraendosi tuttavia ad una certa rigidezza e staticità del risultato finale, accentuate dalla monocromia fredda e monotona tipica del primo Cubismo di Braque e Picasso. Una peculairità dell'Orfismo è l'introduzione del movimento nel processo di scomposizione, che attua una sintesi in termini di maggior omogeneità dei vari momenti statici simultaneamente proposti anche dal Cubismo, ma qui unificati da una forza dinamica ad andamento rotatorio molto vicina alla definizione di spazio-tempo del Futurismo italiano. Tutto ciò è ben evidente nel quadro proposto, di cui è autore Delaunay, "Tour Eiffel", del 1911, un olio su tela di cm 202 x 138,4.
L'Orfismo compie un totale recupero del colore e della luce, in memoria dell'Impressionismo, del Fauvismo, del Divisionismo, soprattutto nella versione che ne dà Georges Seurat, del cromatismo di Matisse e di Gauguin e persegue il principio del contrasto simultaneo dei colori secondo le teorie di Michel Eugene Chevreul, risalenti al 1838, che Delaunay studia con attenzione.
Ad adottare un metodo scientifico sulla divisione sistematica del colore era stato Seurat, anch'egli sulla scorta delle teorie di Chevreul, uno studioso di chimica e fisica francese che aveva notato come due colori opposti del cerchio cromatico (ad esempioe il giallo e il violetto), se collocati l'uno accanto all'altro si risaltano reciprocamente: Seurat osservò che, per ottenere nel quadro un effetto di maggiore luminosità, era necessario distribuire il colore puro con la punta del pennello in piccole macchie vicine tra loro, inventando così il "pointollisme" o "divisionismo", come preferiva chiamarlo Seurat. |