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Pop Art

Pop Art e post-modern-fiction - parte II

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 23/02/2003

Che cosa pensiamo di una società che fa di una minestra in scatola un'opera d'arte?

foto intervento

Nell'ironico titolo di una raccolta di racconti di Barthelme, Unnatural Acts, Unspeakable Practices, nulla ci impedisce di leggere anche una summa della temperie culturale che caratterizza l'estetica della pop-art a fronte del ribaltamento in chiave paradossale della lettura delle arti visive in particolare data da Walter Benjamin.
Ecco dunque l'"atto innaturale" di Barthelme, il travaso in un oggetto (il libro) degli infiniti oggetti che costituiscono il linguaggio, o meglio, l'assunzione di un oggetto a motivo narrativo, il che implica una serie di domande che Barthelme pone a se stesso confrontandosi con le aspettative del lettore: come vogliamo giocare con questi oggetti nell'ambiente in cui viviamo? Qual è l'esperienza estetica che questo tipo di approccio suscita in noi? Che cosa pensiamo di una società che fa di una minestra in scatola un'opera d'arte? Uno sforzo automaieutico, per così dire, prima che un vano interrogativo rivolto al pubblico. Tale attitudine - inutile dirlo - rifugge da qualsiasi giudizio di valore "moralistico" (in termini artistici, ossia l'attesa da parte dell'autore di un riscontro del fruitore rispetto all'apologo richiesto dal suo atto di comunicazione). Guardando indietro nel tempo (o altrove nel mondo) troviamo Barthelme compagno di Sterne, di Kafka, di Borges, per esempio: nella rappresentazione (questa sì) di incertezze anziché di ipotesi, impegnato nell'assemblaggio di finzioni anziché nella tessitura di intrecci o la presentazione di resoconti, nella distruzione sotto specie parodistica di convenzioni narrative, nell'abolizione di linguaggi abusati.
I racconti di Donald Barthelme in genere non superano le dieci pagine, quasi sempre di tono giocoso (anche laddove l'autore svolge in modo più o meno mimetico riflessioni di carattere estetico-filosofico), si sviluppano spesso intorno a un oggetto o un fatto all'apparenza banali e comunque assolutamente straniati (una montagna di vetro che sorge improvvisamente a Manhattan, The Glass Mountain, una mongolfiera che fluttua nel cielo di New York, The Balloon, una cane che precipita da una finestra addosso al suo proprietario, The Falling Dog). Altre volte Barthelme "reinventa", rilegge in un non-plot parodistico personaggi e/o eventi storici (Cortés and Montezuma, Robert Kennedy Saved from Drowning, Kierkegaard Unfair to Schlegel) o legati al mondo dell'arte (Conversations with Goethe, Paul Klee) "topoi" della tradizione letteraria (Eugenie Grandet, The Death of Edward Lear, Bluebeard), attitudini, luoghi comuni, figure della società americana.
I risultati sono sempre godibili ed esilaranti, l'ironia acquista sulla pagina (spesso concepita come una partitura cui partecipano parola, disegno che suggerisce e fuorvia, veri e propri segni di pausa, interruzioni, dissolvenze, black-outs temporanei, elenchi numerati) una sorta di fisicità, una sfida all'immaginazione del lettore a diventare spettatore di uno spettacolo comico, in un'incalzante giustapposizione di slapstick, cartoon, auto-interviste, a parte, impietosi (in quanto dubbi) ammiccamenti, richiami e citazioni che non transigono sul bagaglio di conoscenze del pubblico. Quando il sipario cala, non è detto che non debba improvvisamente essere rialzato. Ma alla fine Barthelme non ritornerà sul proscenio per concedere il bis, anche se egli ha fatto di tutto affinché noi lo richiedessimo a gran voce.

Mauro Pascolat

Su Donald Barthelme in rete:
Il sito più esauriente (in inglese) Donald Barthelme's barthelmismo, racconti on line, bibliografia completa, note biografiche, foto, caricature, opere grafiche di D.B., saggi critici, links.
In italiano: (brevissimi estratti) da racconti e romanzi.
Le pubblicazioni in italiano sono nel complesso alquanto lacunose (anche a causa delle "fluttuazioni" dei titoli nei cataloghi delle diverse case editrici).
Segnaliamo Il padre morto, (prima edizione) Torino, 1979; Atti innaturali, pratiche innominabili, (prima edizione), Milano 1969; Biancaneve, (prima edizione), Milano 1972. Il racconto
Il re del jazz
(The King of Jazz) è pubblicato in Narratori di poche parole, Antologia di racconti lampo americani, Parma 1990 (prima edizione).

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