In effetti l’intento del trompe-l’oeil non è mai puramente decorativo,
la simulazione perfetta del mondo fisico non è mai fine a sè stessa,
ma ha lo scopo di attivare un sottile gioco di rimandi tra realtà
ed illusione, dove la certezza di un mondo che non esiste ma che ha
dell’esistente tutte le caratteristiche apparenti mette in moto una serie di
inganni percettivi che vanno ben oltre la pura e semplice registrazione
visiva di un fenomeno di imitazione della realtà, acuendo nell’osservatore
il senso fisico dello spazio e la sua fondamentale importanza
nella dimensione reale nella quale ci muoviamo.
Il trompe-l’oeil si gioca sulla triade inganno-illusione-verità,
non sempre l’illusione è inganno, ma sempre è scherzo, è
gioco, e come tale ha le sue regole, perchè il gioco è anche disciplina:
oggi il grande trompe-l’oeil nel quale l’uomo moderno ama perdersi e perdere
le limitazioni imposte dal mondo fenomenologico è la realtà
virtuale che, come il suo prodromo, il trompe-l’oeil, non riproduce
semplicemente la realtà così com’è, ma la accresce e la
moltiplica, arricchendola senza snaturarla e senza perderne il contenuto simbolico.
Dice a questo proposito Derrick de Kerckhove, direttore del
programma McLuhan di cultura e tecnologia all’Università di Toronto:
“al momento della scoperta del trompe l’oeil si provava
un piacere simile a quello che oggi proviamo con la realtà virtuale.
Era una forma estatica del vedere che nasceva in un momento storico di grande
cambiamento. Oggi viviamo nel neo-barocco, che come il barocco è un momento
di cambiamento storico e sensoriale.”
Per ciò che riguarda l’arte moderna, che non concepisce più,
dall’avvento dell’Espressionismo,
la rappresentazione come riproduzione, ma come intuizione più profonda
della cultura e della psiche umana, si può dire che la rivolta
antimimetica delle avanguardie, smentendo categoricamente il canone
della bellezza classica e naturale, abbia dato un duro colpo al trompe-l’oeil,
che tuttavia permane come forma espressiva di valenza artistica, per esempio
nell’opera di Salvador Dalì, che utilizza l’illusionismo del trompe-l’oeil
per relazionare il pensiero irrazionale e la realtà fenomenica (ciò
che fa anche la pittura metafisica), e ricompare, periodicamente, nei periodi
di vuoto ideologico, di crisi di identità, di sterilità creativa,
come una certezza alla quale in ogni momento si può far riferimento perchè
basata sulla realtà, fruita in modo banalmente contemplativo: accade
nell’Iperrealismo,
nei Murales di Diego Rivera, di Orozco, di Siqueiros, in alcune correnti colte
come il Post-moderno,
accade nel Graffitismo,
una delle forme d’arte moderna più esemplificativa dei nostri tempi,
dove l’effetto trompe-l’oeil amplia di molto il significato del fenomeno, che
non è più semplicemente un mezzo di comunicazione attraverso le
tracce lasciate sui muri, ma diventa mezzo per appropriarsi del territorio,
sovrapponendosi all’ambiente circostante, distruggendone le caratteristiche
prospettiche e modificandone illusoriamente i confini.
Con questa operazione, che imposta forme di comunicazione completamente nuove,
si instaura anche un nuovo modo di rapportarsi con il contesto architettonico-urbanistico,
del quale, attraverso il graffito, si diventa parte consapevole.
Per citare ancora Derrick de Kerckhove, se “ieri il trompe l’oeil
espelleva lo spettatore dallo spettacolo, oggi il 3D, la realtà
virtuale e l’interattività mandano la presenza della mano nel contesto
del sapere e del suo oggetto“, ma i due mezzi, al di là della
distanza temporale, vogliono dire in sostanza la stessa cosa, vogliono dire
che la realtà è fragile, provvisoria e che può essere ingannata,
vogliono dire che il dibattito sul binomio realtà-apparenza
uno dei più coinvolgenti dell’ ‘800, è più che mai attuale,
fondato sulla sostanziale ambiguità delle rappresentazioni del mondo
fenomenico, oggi definibile come “una civiltà delle immagini”
in cui “un particolare tipo di immagini, le immagini trompe-l’oeil
, raggiungono, grazie al contributo di nuove tecnologie di produzione e diffusione
iconica, una prodigiosa resa veristica” (”Realtà virtuale
e dintorni”, Maria Di Lieto).
Resta da capire se la verosimiglianza sia sufficiente a sospendere la “questione”
della realtà e non possa assuefarci a vivere nell’indifferenza al reale,
nella perdita del senso della realtà e nella rinuncia al giudizio su
di essa, che non è rischio da poco.
arch. Vilma Torselli









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