In linea di massima
href="http://www.artcyclopedia.com/artists/newman_barnett.html">Barnett Newman
si può inquadrare nell’
href="http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2002/02/94155.shtml">Espressionismo
astratto americano, un movimento che raggruppa personalità anche molto
diverse fra loro, accomunate però dall’interesse verso la cultura
europea giunta in America con l’esodo dei
href="http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2002/02/93620.shtml">Surrealisti,
da un comune profondo senso di orrore nei confronti della
guerra in corso, dal desiderio di avventurarsi nei meandri
dell’inconscio alla ricerca dell’essenza dell’uomo e della
natura, con un linguaggio ora concitato e carico di pathos, urlato e
caoticamente vitale come nelle tele di
href="http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2002/05/102742.shtml">Pollock,
ora riflessivo ed interiorizzato, con accenti di trascendente meditazione, come
nel caso di Newman: quest’ultima tendenza, implicante una certa propensione
verso atteggiamenti orientalizzanti e contemplativi, verrà poi definita anche
“Scuola del Pacifico”.
Come tutti gli espressionisti astratti Newman è un
membro della cosiddetta “Scuola di New York”, che ospita al suo
interno tendenze con sfumatura diverse, e mentre
href="http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2002/06/106713.shtml">Pollock,
href="http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2003/05/134976.shtml">Arshile
Gorky e
href="http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2002/09/118091.shtml">Willem
de Kooning, ad esempio, possono definirsi action painters per
l’accento che pongono sul rapporto gesto-segno, altri, come
Barnett Newman, Ad Reinhardt, Clyfford Still,
href="http://guide.supereva.it/arte_moderna/interventi/2002/10/120341.shtml">Mark
Rothko, privilegiano il rapporto forma-colore,
individuandosi come Color Field painters o, usando una definizione
coniata da Gillo Dorfles, Logic Color painters.
Nell’opera di Newman, l’informalità che caratterizza tutto
l’Espressionismo americano appare superata in un contesto
logico, sintomo di un concetto di pittura più controllata, oggetto
autonomo piuttosto che riflesso di un sentire individuale, una pittura di
“concretezza” europea, che, eliminata ogni referenzialità, ha come unico oggetto
della rappresentazione lo spazio, interpretato come
puro colore, che dilaga dalle tele monumentali ed avvolge lo
spettatore: è lo stesso concetto di spazialità, anch’esso di impronta europea,
che ritroviamo anche in Mark Rothko.
Su di lui E.C. Goosens scrive :
“L’arte di Newman riguarda il colore in relazione alla dimensione e alla
forma e equivale a una strategia delle proporzioni. Egli differisce da Rothko e
da Still, che fino a un certo punto gli sono analoghi, nel suo assoluto
disprezzo per ogni illusione atmosferica e pittura strutturata.”
Nel ‘48 Newman elabora un suo testamento spirituale, il suo manifesto
estetico, “The Sublime Is Now“, dove una sua celebre frase,
“Aesthetics is for the artist as ornithology is for the birds“,
introduce il concetto base della sua interpretazione dell’arte:
“Capire l’estetica è l’unico requisito per capire l’arte? Non
credo“.
L’aspetto innovativo del suo operare sta tutto
qui.
I quadri di Newman, come ben si apprezza in quello presentato, sono
grandi stesure di colore puro, non rappresentativo, senza aspirazioni
simbolistiche , espressione prelinguistica primordiale che chiama l’osservatore
ad una partecipazione libera, ad una lettura poetica dell’opera
che si forma nel momento dell’osservazione, ha la freschezza
dell’immediato, si svela nel momento in cui si guarda: la
libertà dell’artista che crea è pari a quella del fruitore che
osserva.
In un interessante parallelo tra la sensazione immediata
dello spazio di Barnett Newman e le esperienze sonore di
href="http://wings.buffalo.edu/epc/authors/cage/">John Cage o l’opera di
href="http://www.kunstradio.at/BIOS/neuhausbio.html">Max Neuhaus, artista di
colori sonori e tonalità luminose, le parole di quest’ultimo suonano
particolarmente adatte ad esprimere la chiave di lettura dell’opera di entrambi
: “L’appello non è tanto mentale, il giudizio che l’opera attende per
acquisire il proprio senso non richiede una presa di visione delle regole, una
competenza linguistica, ma l’applicarsi della sensazione. Questo è un elemento
di fisicità che è fortemente americano e che caratterizza,
oltre la scrittura, anche l’interpretazione” .
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