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Arte e cervello

Il test di Rorschach - parte I

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 14/12/2003

Le macchie di inchiostro del test di Rorschach e l'arte astratta, due linguaggi figurativi per svelare l'inconscio, con sorprendenti analogie

"Ci deve essere una certa soglia al di la' della quale la percezione, l'assimilazione senza coscienza dello sforzo assimilativo, diventa interpretazione".
(Hermann Rorscharch)
"Qual è il più famoso strumento di valutazione psicologica? Probabilmente il test di Rorschach, all'incrocio tra le strade del mito, della scienza e dell'arte. Le sue figure inquietanti affascinano". (Roberto Casati)

Hermann Rorschach (1884-1922), psichiatra svizzero appassionato di pittura, è l'inventore di un test diagnostico detto "Test delle macchie di inchiostro" (1921), in cui vengono sottoposte all'osservatore figure indefinite e simmetriche ottenute dalla piegatura di un foglio di carta su cui è stata deposta una certa quantità di inchiostro (sono 10 le tavole oggi utilizzate per l'analisi), richiedendo al soggetto una interpretazione del significato delle figure casualmente derivate da quest'operazione.
Il test di Rorschach è un test proiettivo, basato cioè sul meccanismo psicologico della proiezione, l’attribuzione ad altri di sentimenti, paure, desideri e qualità proprie, mediante un processo inconscio (anche in questo caso dobbiamo a Freud un primato, l'utilizzo con questo significato del termine "proiezione" nel 1896).
E' il test forse più utilizzato in psicodiagnostica proiettiva, in grado di fornire informazioni sugli aspetti complessi della personalità e del suo funzionamento, sia in senso clinico che dinamico che relazionale, sulla base del principio che vede le abilità creative di un individuo inserirsi nella dinamica della personalità, anche se non sono mancate, specie in passato, le critiche sulla sua attendibilità ed una succesiva riabilitazione nel 1974 ad opera dello psicologo statunitense John Exner.
Pur essendo il Rorschach prevalentemente non una teoria della personalità ma uno strumento diagnostico, dall'analisi e dalla valutazione delle risposte, secondo schemi interpretativi complicati e precisi e secondo criteri oggi scientificamente riconosciuti, lo psicologo ricava informazioni sulla personalità dell'esaminato, sul suo tipo di intelligenza, sulle sue problematiche interiori e sulla presenza o meno di eventuali complessi, devianze, anomalie.

Ho introdotto l'argomento, anche se non è strettamente attinente all'arte moderna, perché la strada che Rorschach traccia per legare l'immagine alla psiche è analoga a quella che percorre l'arte visiva, parte dalla funzione percettiva e giunge all'individuazione delle caratteristiche psichiche del soggetto, che nel caso dell'arte è rappresentato sia dal fruitore che dall'autore dell'opera (come ci ha insegnato Freud): il livello evolutivo ed i meccanismi inconsci individuali, caratterizzati da un ampio margine di variabilità dipendenti dalle caratteristiche psico-fisiche, dall'esperienza personale e dal vissuto individuale, dal patrimonio culturale e mnemonico di ognuno di noi, diverso per ognuno di noi, inducono un aggiustamento della percezione su parametri soggettivi, addivenendo ad una lettura soggettiva della visione artistica.


Barnett Newmann


Jean-Paul Riopelle

Anche Rorschach, si potrebbe dire con una semplificazione certamente eccessiva ma imposta dai limiti del mio argomento specifico, guarda delle macchie e vede l'inconscio, proprio come fa l'Astrattismo o l'Informale, o come fa il Surrealismo, che aspira ad indagare il mondo metafisico, e così molti altri movimenti moderni e contemporanei, con una tensione a "guardare oltre" che rappresenta il mezzo per conquistare la libertà dal controllo della ragione, dalla tirannia dell'iconicità, dal condizionamento del reale.

..... continua >>>>>

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