A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 14/12/2003
Un unico processo psico-cognitivo coordina attività emozionale, intellettuale, logica, percettiva o creativa nell'inscindibile unitarietà dell'uomo
| Leonardo esorta i suoi allievi a lasciar vagare lo sguardo sulle macchie di umidità delle pareti prima di dare inizio ad un'opera, Goya e Rembrandt esprimono tensioni nascoste in misteriose macchie cromatiche fine a sè stesse, Kandinskij realizza il primo acquarello astratto come un dinamico insieme di macchie colorate di predominanza blu e rossa, Jean Dubuffet elogia le "macchie casuali" che "evitano il dominio dell'oggetto", Maurice Denis riconosce nelle macchie di colore su una tela il primo elemento del dipingere con un suo valore autonomo, molti sono i casi in cui la macchia diventa sintomo di importanti significati non esplicitabili, elementi indistinti in cui qualunque osservatore potrebbe proiettare liberamente i propri contenuti mentali, proprio come accade con le macchie di Rorschach ------- | |
![]() Jean Dubuffet |
![]() Vassilij Kandinskij |
| ------- Il neurobiologo Semir Zeki, fondatore della neuroestetica, che porta avanti interessantissime ricerche sulla visione e sui suoi aspetti neurofisiologici, indaga il rapporto fra funzione visiva del cervello ed arte in un suo libro "La visione dall´interno" del 1999, dove proprio l'arte astratta è messa in relazione con la neurobiologia nella comune ricerca di elementi essenziali di un processo cognitivo primario, all'interno del quale il tema del non-finito stimola l'osservatore a ritrovare i significati taciuti dall'artista affidandosi alle capacità deduttiva del proprio cervello, con un processo sovrapponibile a quello proposto da Rorschach con le sue macchie di inchiostro. ---------- | |
![]() Medardo Rosso |
Pur da una sintesi così estrema come quella del mio discorso, ancora una volta si può osservare come scienza ed arte, procedimento scientifico ed esperienza estetica, non siano due poli così distanti come il nostro pensiero occidentale cartesiano ci ha portato a credere e come attività emozionale, intellettuale, logica, percettiva o creativa si fondano in un unico processo psico-cognitivo nell'uomo, nella sua esseità complessa ed unitaria. |