A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 18/02/2004
Ritorno alla tradizione figurativa della classicità rinascimentale e rappresentazione del mondo nei termini di un realismo meticolosamente mimetico raffinato ed accurato, alla ricerca della dimensione mitologica della natura.
La definizione di Realismo Magico identifica non tanto un
sodalizio tra artisti intorno a una rivista o ad una formulazione teorica (come
è il caso di "Valori
Plastici" e di "Novecento"),
ma un "modo" di concepire l'arte elaborato negli anni '20 dallo scrittore
Massimo Bontempelli in Italia e dal critico Franz Roh in Germania: è
un filone fondamentale di Novecento che si ricollega direttamente alla tradizione
figurativa della classicità rinascimentale italiana, di cui
recepisce la rappresentazione del mondo nei termini di un realismo
meticolosamente mimetico in un linguaggio raffinato ed accurato che attinge
ad un sospeso senso di incanto e di attonita immobilità.
Espressione più eloquente di questa corrente sono le arcaicizzanti composizioni
di Giorgio De Chirico, celebrativi riciclaggi degli stereotipi della pittura
classica, emblema di una classicità che ratifica il tramonto del dinamismo
futurista per una ricerca di assoluto di impronta metafisica
che attribuisce all'immagine un significato che va al di là di quanto
è da essa rappresentato ed insegue la dimensione mitica
della realtà, il suo valore magico.
Altri rappresentanti della corrente sono Antonio
Donghi, Riccardo
Francalancia, entrambi di formazione romana, Cagnaccio di San Pietro (Natalino
Bentivoglio Scarpa), come Casorati sostanzialmente un isolato, oltre a Menzio,
Chessa, Guidi e Trombadori.
Si dà per scontata l'idea di eccesso di accademismo
che la critica ha sin da subito attribuito a questo movimento, anche se alla
luce di una valutazione più obiettiva e moderna non è difficile
vederlo come anticipazione di certe tendenze iperrealiste che
in seguito si manifesteranno non solo in Europa, anch'esse generate da un rigetto
verso linguaggi artistici giudicati eccessivamente provocatori e distruttivi,
le avanguardie allora, l'astrattismo in epoca più recente.
Il limite del Realismo Magico sta probabilmente nel fatto che il suo proclamato
ritorno all'ordine assume valore anche politico, all'interno di un contesto
storico particolare, prettamente italiano, che finisce per trasferire i suoi
limiti culturali anche al movimento, tuttavia la pittura metafisica di De
Chirico riesce a superare la contingenza e ad assumere importanza oltre
i confini nazionali, divenendo autorevole premessa alla definizione del Surrealismo
europeo.