| Sulle figure parentali la psicanalisi ha detto moltissimo, da Freud ai giorni nostri insigni studiosi, filosofi, pensatori hanno analizzato in profondità il ruolo della figura della madre e del padre nello sviluppo della personalità dei figli, dalla idealizzazione che nella figura paterna ha identificato il baluardo contro le avversità della vita (il concetto cristiano del dio-padre), alla rivisitazione attuata dalla psicanalisi moderna, che, superando il modello freudiano, fa occupare alla posizione materna un posto determinante, alla valutazione critica della recente letteratura specializzata che definisce la nostra “una società senza padri” (”Il padre. L’assente inaccettabile“, San Paolo Edizioni, di Claudio Risé ). Sia la nostra epoca moderna la fine del patriarcato o sia l’inizio di una reazione che rifondi il concetto di una nuova figura paterna consapevole e responsabile, è certo che la figura del padre è spesso presente nell’arte visiva e nella letteratura moderne, a denunciare che si tratta di una realtà importante, oggetto di indagine e di introspezione non solo oggi, figura archetipica e simbolica, guida di ogni percorso di crescita, fondamento stabile della vita, premessa al presente che non può esimersi dal confrontarsi con il passato, inteso come preziosa eredità. | |
![]() | Albrect Dürer (Norimberga, 1471 - 1528) esegue nel 1490 il ritratto del padre, un olio su legno attualmente conservato alla Galleria degli Uffizi, in cui il linguaggio minuziosamente realistico, grandemente innovativo per la cultura dell’epoca, vuole attingere ad un messaggio di carattere universale che prevarica la singolarità individuale attraverso un’acuta penetrazione psicologica del soggetto alla ricerca della sua essenza universale, ritratto non “di un uomo”, ma “dell’uomo”. |
![]() | Giovan Pietro Ligari, nel più tipico stile settecentesco europeo, esegue il ritratto del padre Gervasio, un olio su tela oggi esposto a Milano, alla Pinacoteca di Brera, in stile francamente naturalistico, per una resa del personaggio di grande immediatezza, lontana da ogni aulicità, in un contesto semplice e spontaneo di schietta matrice lombarda: nello stile rigoroso ed asciutto di un artista popolare ma non incolto, il ritratto di Ligari si colloca degnamente nel filone della ritrattistica del primo ‘700, in Lombardia. Questo tipo di pittura è rappresentata nello stesso periodo da Vittore Ghislandi da Bergamo (”Fra Galgario”) e da Antonio Lucini, disegnatore e incisore di talento, di cui abbiamo scarse notizie biografiche. |
![]() | Giuseppe Tominz (1790-1866), goriziano, esprime nei suoi ritratti la società borghese della Trieste tra la fine del ‘700 e la prima metà dell’800, specchio di un’epoca di benessere, di ordine sociale, di alti valori morali ed economici, tutta trine, damaschi, porcellane, ori e gioielli. Ritrae il padre nel 1848, in un olio su tela oggi di proprietà della Narodna Galerija di Ljubljana, in occasione del suo ottantesimo compleanno, ripreso di scorcio, seduto su una elegante sedia intarsiata, con un’attenta ricerca del particolare. E’ evidente la preoccupazione di fare una “bella pittura”, su un bello sfondo naturale, con oggetti di famiglia in primo piano, in uno stile controllato e costruito, che tuttavia non risulta freddo per l’affettuosità con cui l’artista guarda il suo soggetto, vecchio e fragile nella sua dignità. …. continua >>>>> |
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arch. Vilma Torselli












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