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Arte alla fine della II guerra mondiale

Color-Field Painting

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 17/03/2004

Una pittura erede dell'Espressionismo astratto, ma più austera ed impersonale, più controllata ed intellettualistica, in cui il colore non ha altra finalità che manifestare sé stesso

foto intervento

Color-Field Painting è una definizione dovuta al critico Clement Greenberg, teorico dell'Espressionismo astratto, che nel '55 la attribuisce ad una forma di pittura in cui il colore non ha altra finalità che manifestare sé stesso, in quelli che Greenberg definisce come luoghi o campi di colore, ad esso esclusivamente deputati.
Questa corrente nordamericana, seppure in diretta derivazione dall'Espressionismo, ne mette da parte sia la forte componente emozionale (Jackson Pollock) sia la strutturazione formale di derivazione cubista (Willem de Kooning) per un'idea di arte più austera ed impersonale, più controllata ed intellettualistica, per un esito con più di una preoccupazione decorativistica.
Ciò non impedisce che questa pittura dalle superfici riempite di colore piatto e bidimensionale, talvolta monocromo o giocato su poche tonalità dello stesso colore, attinga ad effetti di calmo lirismo e ad un sereno senso dell'infinito di grande suggestione anche emotiva, potenziato dall'impiego pressoché generale di tele di grandi dimensioni atte ad indurre un effetto ambientale del colore, dilagante dalla tela e coinvolgente lo spazio circostante in un'onda cromatica che tutto assimila ed influenza (come fa tipicamente Mark Rothko).
Kenneth Noland, Jules Olitski, Trevor Bell, oltre al già citato Rothko, appartengono a questa corrente, di cui le caratteristiche sono già presenti in pieno Espressionismo nella poetica di alcuni artisti come Helen Frankenthaler: giunta dopo una rielaborazione del lessico cubista all'Espressionismo astratto attraverso lo studio di Gorky e Kandiskij e l'influenza di Pollock e de Kooning (a sua volta la Frankenthaler influenzerà in modo determinante altri artisti contemporanei a lei vicini, come Morris Louis e Kenneth Noland), si indirizza poi verso un linguaggio tipicamente color-field a larghe stesure di colore, di severo controllo formale pur nella libertà espressiva, con effetti del tutto particolari dovuti all'uso sapiente dei colori acrilici ed all'utilizzo di una serie di tonalità cromatiche di particolare leggerezza e raffinatezza, molto eteree e di grande impatto.
Dal punto di vista strettamente tecnico, è uso comune tra i Color-Field Painters applicare il colore sulla tela grezza, senza preparazione alcuna, lasciando larghe zone scoperte da ogni traccia di colore, mentre altre risulatno diversamente imbevute, dall'effetto slavato e diluito a quello spesso e molto coprente, affidando al materiale stesso il compito di modulare una varietà di sfumature di valenza non solo tecnica, ma costituenti il tema stesso dell'opera.
Per ottenere gli effeti voluti, inizialmente i Color-Field Painters diluiscono il colore ad olio con trementina, poi, per avere una miscela più fluida e duttile passano ai colori acrilici addizionandoli di trementina ed infine alle più moderne emulsioni acriliche.

Color-Field e Post Painterly Abstraction hanno molti punti in comune, tanto da contare tra le fila dei due movimenti anche i medesimi artisti, e nascono entrambi da una reazione verso gli esiti estremi dell'astrattismo, giunto al capolinea dopo la stagione magica di Pollock, nel tentativo che l'arte mette sempre in atto nei momenti di crisi per resuscitare dalle sue ceneri, quello di reinventarsi e trovare nuove forme espressive.

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