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Arte italiana tra le due guerre

Valori Plastici

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 28/03/2004

Recupero dei valori nazionali ed italici, ritorno alla cultura figurativa di matrice classica, sostenuti dalla politica culturale del regime fascista, non disgiunti da uno sguardo di ampio respiro verso l'Europa all’interno di una vivace dialettica culturale

foto intervento

Valori Plastici” è il titolo di una rivista che esce con il suo primo numero il 15 novembre 1918 per proseguire le sue pubblicazioni fino al ’22. Anima della rivista è Mario Broglio, pittore, collezionista  e uomo di cultura, organizzatore di mostre e di edizioni d’arte, un intellettuale aperto all’Europa, dove si va diffondendo un movimento detto Nuova Oggettività, che ha notevoli assonanze con le teorie di Broglio per  ciò che riguarda il ritorno alla cultura figurativa rivisitata alla luce della tradizione classica (specie del ‘300 e del ‘400 italiani).
Scrivono sulla rivista  Savinio, de Pisis, Melli, de Chirico, vengono pubblicate opere di Gris, Severini, Picasso, Braque, in un clima di internazionalismo che apre all’ "L’Esprit Nouveau" e  a “De Stijl” , in una volontà di dialogo entro il quale trovano posto sia posizioni moderate che reflussi avanguardisti.
Col tempo la rivista ed il movimento ruotante attorno ad essa finiscono per spostarsi sempre più decisamente verso una tendenza al recupero di valori nazionali ed italici sostenuta dalla politica culturale del regime fascista e condivisa da molte altre correnti artistiche, come Novecento, forse la più autorevole e strutturata, Realismo Magico e Strapaese,  sia per reazione agli eccessi avanguardisti, sia per un reale desiderio di recuperare le radici di una delle più straordinarie tradizioni culturali del mondo, quella del Rinascimento italiano, sia per inserirsi nell’attualità storica che il nascente regime fascista stava costruendo anche con una efficace propaganda pseudo-culturale.

Nell’ambito di una reale volontà di rinnovamento si attua paradossalmente un ritorno al passato, il che farà dire a Margherita Sarfatti, teorica di Novecento, che gli artisti italiani di quel periodo si possono definire dei "rivoluzionari della moderna restaurazione: non solo pittori, ma anche scultori, critici, storici, operatori dell’arte italiani si riconoscono in quel concetto di “ritorno all’ordine” che molte riviste del settore, non solo “Valori Plastici”, eleggono a proprio indirizzo, tuttavia, pur collocandosi in quest’ambito, “Valori Plastici” riuscì a mantenere uno sguardo di più ampio respiro verso la cultura europea ed una maggior libertà espressiva, animata da una vivace dialettica interna tra i vari aderenti.

Non è sempre facile tracciare precise demarcazioni fra i movimenti di questo periodo a cavallo tra gli anni ’20 e ’30, molti artisti fecero parte di più correnti, almeno per un certo tempo, essendo comunque tutti orientati verso un ritorno a quegli ideali di armonia e compostezza che la rivoluzione avanguardista aveva  spazzato via, lasciando nel mondo delle arti figurative il vuoto di ogni teoria e le macerie di un’estetica contestata e rinnegata.

I nomi più famosi che, con varie e personali sfumature, esprimono questa poetica “restaurativa” sono Casorati, con una sua  rilettura della pittura quattrocentesca coniugata con la lezione pre-cubista di Cezanne, de Pisis con le sue nature morte talvolta vagamente surreali, Rosai ed i suoi interni con figure, Carrà ed i suoi tipici paesaggi italiani, Sironi, caratterizzato da una severa ricerca plastica per un risultato di sintetica monumentalità, Arturo Martini e la sua rivisitazione della scultura trecentesca, Marino Marini ed altri ancora.

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