A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 23/06/2004
Come il richiamo al trascendente insito nell'arte possa tradursi, attraverso l'opera artistica, in una ricerca personale di spiritualità che investe in pieno il senso del religioso calato nell'esperienza della contemporaneità.
ARTE E SACRO
1. Il concetto di arte sacra
Nella temperie post-tridentina della seconda metà del XVI secolo si comincia a distinguere, nei paese europei d'area cattolica, un'arte ad uso della Chiesa, con regole e codici separati da quelli di tutte le altre manifestazioni artistiche. Rispetto alla produzione di immagini di contenuto sacro o religioso, infatti, il dettato conciliare è molto chiaro: proteggere le immagini dalle accuse di idolatria dei protestanti; ma soprattutto assicurare a queste immagini una sufficiente convenienza (efficienza didascalica, rigore dottrinale, funzione precipuamente cultuale). Da allora, l'arte sacra o religiosa ha sempre teso a fondere naturalismo descrittivo e capacità di idealizzazione nella speranza di rimanere sempre fedele alla sua matrice catechetica e di culto.
Nel XX secolo alcuni grandi artisti, sia laici che credenti (Matisse, Rouault, Manassier, Bazin), hanno posto il problema di un'arte che fosse realmente in grado di esprimere la spiritualità intrinseca degli eventi della storia sacra, arrivando spesso a soluzioni di grande valore figurativo. Ma già nel 1910 Kandinsky, nel suo testo "Uber der Geistige in der Kunst" , parla della forza profetica dell'arte e dell'astrazione come ricerca di interiorità. Cominciava insomma a farsi avanti l'idea che l'arte, nel suo distacco dalla materialità, nel suo decollo dalla fisicità, rappresenti tout court un'esperienza di trascendimento (e quindi una capacità rivelante) che non può essere sottavalutata proprio da chi si occupa di spiritualità e di esperienza religiosa stricto sensu. E' per questo che oggi un'arte sacra slegata o separata dalle esperienze di ricerca dell'arte nel suo complesso si presenta, al di là di intenti puramente apologetici o devozionali, come nozione scarsamente fondata.
In campo cattolico, tuttavia, è solo col Concilio Vaticano II che si è cominciato a distinguere fra un arte di contenuto religioso (arte religiosa) ed un arte come produzione di immagini finalizzata essenzialmente al culto (arte sacra), distinzione forse tardiva, ma che non ha impedito alla Chiesa cattolica di volgere il proprio interesse anche ad alcune delle esperienza più significative dell'arte del Novecento.
2. Arte, trascendenza, divino
L'arte del Novecento nasce sotto il segno di un rovesciamento dei valori consolidati, che si traduce, nel contempo, di un'aperta opposizione ai capisaldi della coeva civiltà materiale. Le esperienza che si snodano dalle avanguardie storiche tendono tutte a rompere l'isolamento di un'arte chiusa nei musei ed accessibile solo a frange minoritarie della società, come pure a rifiutare la reificazione/mercificazione dell'oggetto artistico imposta dal mercato dell'arte. Nei propri fervori rivoluzionari, le avanguardie sognano insomma per l'arte del proprio tempo un mistico altrove, una dimensione differente dell'essere. Il che pone quelle esperienze agli antipodi di tutto ciò che caratterizza la società occidentale del XX secolo: capitalismo, consumismo, massificazione, mercificazione.
Tutte le utopie di non-arte, anti-arte o contro-arte del secolo appena conclusosi ci rimandano insomma ad una sorta di trascendimento del mondo, che in molti casi collima o coincide anche con una ricerca di ciò che sta oltre le immanenze del mondo, di un ineffabile, di un principio di noumenicità.
Tutto ciò dona all'arte, alle sue opere, ai suoi percorsi, una sorta di spiritualità che, seppur laicamente, li apre alla dimensione del trascendente. Non è un caso, del resto, che per gli artisti si parli di "vocazione", proprio come per i religiosi: è la scelta di porsi diversamente rispetto al mondo, la scelta di rovesciare il dominio che il mondo ha su di noi.
Il problema, dunque, criticamente parlando, non è quello di disegnare i contorni di un'arte confessionale o di investigare su presunte professioni di fede degli artisti. Si tratta semmai di documentare come il richiamo al trascendente insito nell'arte possa tradursi, attraverso l'opera artistica, in una ricerca personale di spiritualità che investe in pieno il senso del religioso calato nell'esperienza della contemporaneità.
Bibliografia
Arnold Hauser, Storia sociale dell'arte, Torino, Einaudi, 1956
Giovanni Previtali (a cura di), "L'artista e il pubblico", in "Storia dell'arte italiana", Torino, Einaudi, 1979
Enzo Rossi, Arte sacra, in Dizionario della pittura e dei pittori, a cura di Enrico Castelnuovo e Bruno Toscano, Torino, Einaudi, 1989
Angela Vettese, Senza titolo, in Il paese delle meraviglie e Le tavole della legge, Castello di Volpaia, 1994
Conferenza Episcopale Toscana, "La vita si è fatta visibile. La comunicazione della fede attraverso l'arte", Nota pastorale, Firenze, 1997
Jean Jacques Wunenburger, "Filosofia delle immagini", Torino, Einaudi, 1999
Jacques Maritain, La responabilità dell’artista, 1962