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By Arte moderna di arch. Vilma Torselli
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Arte moderna di arch. Vilma Torselli guida dal 20-05-2002
Linguaggio astratto che non significa contemplazione disincarnata o fuga nell’indifferenziato, ma messa in scena di un corpo a corpo con il mondo delle cose, del quale non viene esclusa la materialità.
Graziano Marini (Todi , 1957-) "Kachina", 1991, olio su tela, cm 160x cm 130
Collezione dell’autore
La pittura è spesso l’unico modo che ha una persona per conservare ciò che si sottrae ad ogni altra forma di conservazione. Che questa conservazione non sia di per sé un atto pacifico ed indolore e quindi, in fondo, neutro, della memoria, della registrazione, della traccia ce lo dice la pittura aniconica, quella che abitualmente chiamiamo astratta, ove regna l’assenza o sospensione della figura. Ma si sbaglierebbe a pensare che astrazione in pittura vada a coincidere con scetticismo, equidistanza o perfino indifferenza verso le cose. Astrazione non è rinuncia alla presa sulle cose o comunque a quello schematismo visivo che noi chiamiamo immagine. Si sbaglierebbe insomma a pensare che astrazione corrisponda a dispensa dalla materia. Nell’astrazione la rinuncia alla referenzialità assume semmai la dimensione e la dinamica del conflitto. Conflitto fra il gesto formante e l’atto dell’esperire, conflitto fra coscienza e rappresentazione, conflitto fra significato e senso.
Questo dipinto di Graziano Marini ce ne dà testimonianza. La forma in cui ci perviene è quella del linguaggio astratto, ove la superficie si presenta segnata da zone di colore all’interno di mute forme geometriche – in questo caso rettangoli – che lì per lì potrebbero suggerire solo ipotesi sulla sapienza degli accostamenti cromatici e sul ritmo incongruo o capriccioso delle pennellate . Ma la sua astrazione non è contemplazione disincarnata o fuga nell’indifferenziato; qui l’astrazione non rifiuta il mondo delle cose - quello che si può figurare o rappresentare -, mette semmai in scena il corpo a corpo con esso, il qui e ora della sua frontalità con l’uomo.
L’esito antinaturalistico, in questo senso, non esclude la materialità del mondo, ne è semmai lo sbocco a livello di coscienza e di autenticità dell’esperienza.