Arte relazionale

Un'arte che verte sull'universo delle interelazioni umane e del contesto sociale in cui si svolgono e che implica la partecipazione attiva del pubblico a cui è destinata.

Nicolas Bourriaud
è il teorico di un’arte che verte sull’universo delle interelazioni
umane
e del contesto sociale in cui si svolgono, un’arte che, nell’interezza
della sua realizzazione, implica la partecipazione del pubblico a cui è
destinata, secondo il motto per il quale “l’umano è l’interumano”,
un’arte che per queste sue caratteristiche, viene definita arte relazionale,
obbediente ad una estetica relazionale (Nicolas Bourriaud, “Esthétique
relationnelle”, Paris 2001), che assume valenza anche sociale e politica.

Tema fondamentale della ricerca dell’arte relazionale, che si sviluppa nella
seconda metà degli anni ‘90, è il rapporto tra arte e
vita
, sulla base di una analisi di carattere filosofico-esistenziale
dell’individuo immerso nella società moderna, cosicché l’artista
relazionale, abbandonando l’idea della produzione di un qualsiasi oggetto artistico,
si concentra sulle possibilità di intervento sulla persona,
la propria e quella del fruitore, in un rapporto di reciproche influenze ed
interelazioni, in grado di evolversi parallelamente alle mutazioni del tessuto
sociale: l’arte diviene così luogo di incontro, dialogo e confronto in
cui l’artista gestisce con metodologie proprie il compiersi della finalità
dell’opera.

Non è difficile individuare i prodromi di questo tipo di arte in correnti
quale ad esempio Fluxus,
il GRAV
o il Gruppo
T
che scriveva accanto alle sue opere in mostra “Si prega di toccare“,
invitando esplicitamente il visitatore ad un intervento diretto, o in linguaggi
espressivi come la Body
Art
, l’Happening,
la Performance
ed in genere in tutti i movimenti ad indirizzo concettuale
dagli anni ‘60 in poi, nei quali lo spettatore viene chiamato alla collaborazione,
divenendo esso stesso parte dell’opera attraverso la sua partecipazione attiva.

L’arte relazionale, che ripensa in modo nuovo le figure dell’artista, dell’opera
e del pubblico fruitore, va alla ricerca dell’origine di una sorta di creatività
collettiva
che si esprime attraverso pratiche artistiche nuove nei
modi, nelle tecniche e nelle finalità, per la quale non è importante
l’opera, ma la sua motivazione, la processualità attraverso la quale
si compie, in una “zona di confine indistinta tra io e noi”
come la definisce Carolyn Christov-Bakargiev, dove la “relazionalità”
introduce la “necessità” della collaborazione artista-fruitore.

Forme espressive privilegiate sono installazioni, film, video, progetti collettivi,
performance, strumenti per far emergere significati inconsci, nuove realtà
o nuove interpretazioni della realtà, trasformando l’evento espositivo
in un percorso di crescita e di presa di coscienza delle dinamiche della vita
quotidiana e dell’azione individuale all’interno di un contesto sociale collettivo.

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Pubblicato il domenica 21 novembre 2004 in: Arte dopo gli anni '60

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