A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 22/02/2005
Nell'Italia postbellica, un movimento aperto a tutti gli artisti che aspirano a un deciso rinnovamento della cultura italiana, nel rispetto di posizioni personali anche contrastanti e nell'ottica di un costruttivo dibattito culturale
Fronte Nuovo è la denominazione di un gruppo costituitosi nel 1946 dapprima con il nome di “Nuova secessione artistica italiana”, con base operativa nel territorio milanese, veneziano e romano, poi divenuto “Fronte nuovo delle arti” (la denominazione, del '47, si deve a Guttuso), sodalizio che non avrà vita lunga, dato che già nel '48 si attuerà una scissione dalla quale deriveranno il Gruppo degli Otto ed il Movimento Realista.
Nel clima di euforia che segue alla fine della seconda guerra mondiale, i giovani artisti sentono il bisogno di uscire dall'ambiente culturale italiano che il regime fascista, con le sue rivendicazioni nazionalistiche, aveva ristretto in un ambito provincialista troppo circoscritto e sterile di idee, affermando la necessità che l'arte italiana si apra all'Europa ed instauri rapporti di reciproci scambi con le avanguardie internazionali.
Viene a tal fine redatto un Manifesto che istituzionalizza il movimento al quale aderiscono numerosi membri, da critici quali Argan, De Micheli, Maltese, Marchiori e Venturi, ai pittori Renato Guttuso, Bruno Cassinari, Ennio Morlotti, Renato Birolli, Carlo Levi, Leoncillo, Giuseppe Santomaso, Giulio Turcato, Emilio Vedova, agli scultori Alberto Viani, Nino Franchina e Pericle Fazzini.
Il gruppo tiene la sua prima mostra a Milano, alla Galleria della Spiga, dal 12 giugno al 12 luglio del 1947.
Come chiarisce Guttuso, e con lui Pizzinato, il Fronte Nuovo vuol essere un fronte aperto a tutti gli artisti che aspirano a un deciso rinnovamento della cultura italiana, nel rispetto di posizioni personali anche contrastanti e nell'ottica di un costruttivo dibattito culturale: ed infatti gli artisti aderenti sono eterogenei sia per formazione che per linguaggio formale, tutti impegnati in personali ricerche artistiche non necessariamente convergenti, tuttavia convinti di far parte di un gruppo nel nome di una comune aspirazione alla massima libertà espressiva, ineludibile diritto di ogni artista, ed alla formulazione di un nuovo concetto del fare arte, permeato di una forte carica rinnovatrice ed espressione di un profondo impegno sociale e morale.
Sul piano formale, lo stile che il gruppo cerca di darsi con una certa omogeneità si propone come sintesi tra realismo ed astrattismo, fra tradizione italiana e nuove tendenze europee, con costante riferimento al cubismo soprattutto di Picasso, con il quale molti artisti (per esempio Birolli, Morlotti, Guttuso) hanno rapporti diretti, sfociando in composizioni sia francamete astratte, sia vigorosamente strutturate e formali (realismo sociale).
La coloritura non solo sociale, ma francamente politica di Fronte Nuovo crea qualche diffidenza da parte di molta critica nei confronti degli artisti aderenti, tutte personalità forti e determinate che faticano a reprimere gli slanci individualisti, tra le quali sorgono ben presto contrasti, incomprensioni e divergenze anche di natura ideologica che determineranno nel '50 lo scioglimento definitivo di Fronte Nuovo, nato sull'onda di un entusiasmo che non resse all'evoluzione dei tempi.