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I vostri commenti, le vostre richieste

Domande in libertà

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 25/03/2005

I quesiti, le informazioni, le notizie richieste dai miei visitatori.

1 - Domanda: L’arte moderna, a quanto pare, deriva dall’Impressionismo francese. Vorrei qualche notizia in merito.

Risposta : L’Impressionismo nasce in Francia, in un preciso momento storico, del quale esprime le istanze, e più precisamente nel periodo susseguente la guerra con la Prussia (1870) che aveva messo a dura prova il benessere socio-economico della opulenta Parigi di Napoleone III, mirabilmente organizzata dal piano urbanistico di Eugène Haussmann.

A Parigi, nel 1874, tiene la sua prima mostra un gruppo di giovani artisti anticonservatori e modernisti, che dipingono all’aperto e si schierano per una pittura istintiva e ispirata alla natura, pittori che, inizialmente incompresi, vengono anche derisi da pubblico e critica.

Proprio un critico, partendo dal titolo di un quadro di Monet, li definisce dispregiativamente "impressionisti", inventando per loro un nome che da lì a poco diventerà celebre nel mondo.

Leggi: Pierre-Auguste Renoir, "La femme au jabot blanc"
           Paul Cezanne, "Mont Sainte Victoire"
          
Siti consigliati :

http://www.sussidiario.it/arte/moderna/800/impressionismo/
Sito chiaro, sintetico, didascalico che fornisce le informazioni fondamentali per la comprensione del fenomeno, ed una buona documentazione visiva.

http://www.francescomorante.it/pag_3/304.htm
Ad opera di Francesco Morante, docente di storia dell’arte, il sito approfondisce l’argomento in tutti i suoi aspetti, supportando il testo con ampia documentazione fotografica.

http://www.yurimarcialis.it/impressionisti/impressionismo.html
Contiene notizie di carattere generale ed una buona quantità di documentazione visiva

http://www.vivona.palermo.it/Monet/
L’impressionismo analizzato attraverso l’opera di uno dei suoi più grandi interpreti, Claude Monet, una monografia ben documentata dell’artista.

 2 - Domanda: La mia domanda non riguarda il '900 ma la Biennale di Venezia del 2001. Ciò che si è visto alla Biennale è arte? Vorrei sapere cosa ne pensa.

Risposta : La sua domanda è di estremo interesse e di grande importanza perché concerne niente di meno che il concetto di "arte" nella società contemporanea. Qualunque critico, e può immaginarsi io, sarebbe in grave difficoltà nello stabilire se quello che abbiamo visto quest’anno alla 49° Biennale di Venezia ("platea dell’umanità"), come in tante altre esposizioni in varie parti del mondo, sia o non sia arte, formulando un concetto di carattere valutativo su un fenomeno in continuo divenire, che sta svolgendosi e crescendo con noi, parallelamente alla nostra stessa vita.

Proprio questo è ciò che ci impedisce di dare sull’arte contemporanea un giudizio di merito sufficientemente attendibile, mancando la necessaria prospettiva storica: solo le prossime generazioni, che guarderanno al nostro tempo da più lontano, e quindi con maggior apertura visiva, potranno forse dare una corretta valutazione complessiva su questo periodo dal punto di vista storico, sociale, culturale, e quindi artistico.

Resterà la difficoltà di riconoscere ed emarginare valori fasulli abilmente gonfiati, talenti costruiti a tavolino, scelte orientate da imput puramente economici e commerciali, tutte caratteristiche del periodo che stiamo vivendo destinate, si spera, a decantare.

Ciò che pare certo è che l’arte oggi tende sempre più a staccarsi dal figurativismo e dalla rappresentazione, almeno per come sono stati concepiti fino ad oggi, per lo più nei termini di una polemica provocatoria che è denuncia, strappo, ricerca, aspirazione a nuovi modi espressivi: non possiamo giudicarla secondo gli inadeguati parametri del passato, non possiamo forse coglierne il messaggio nella confusione che regna fuori, ma soprattutto dentro di noi, probabilmente dobbiamo prima capire noi stessi per capire l’arte che ci appartiene, recepirne i contenuti ed il potenziale educativo.

Sarà necessario guardare, assimilare, trovare il filo conduttore che lega passato e presente: in fondo è anche questione di tempo, penso che avesse ragione Oscar Wilde quando disse : "…le cose esistono perché le vediamo, e ciò che vediamo e come lo vediamo dipende dall’influenza che le arti hanno avuto su di noi."

Nella mia pagina sul portale di  supereva troverà molti argomenti vertenti sul tema del concetto di arte moderna.

Siti consigliati :

http://arte.tiscali.it/flash/biennale/

http://212.162.69.78/galleria/segnaliamo/veneziabiennale.htm

http://www.edidomus.it/domus/Lab/singola_news.cfm?CodNews=5119&Tipo=1

http://www.regione.veneto.it/videoinf/giornale/precedenti/n30/biennale.htm

3 - Domanda: Vorrei recarmi a visitare a Milano la mostra su Picasso. Ne vale la pena?

Risposta : Direi che l’occasione è di quelle da non perdere. L’ultima mostra su Picasso allestita a Milano risale al 1953, sempre nel Palazzo Reale, con la collaborazione, allora, dell’artista stesso.

La mostra attuale comprende 200 opere, eseguite tra il 1898 ed il 1972, alcune delle quali per la prima volta esposte al pubblico, provenienti dalla collezione privata della famiglia.

E’ interessante notare come il percorso proposto dall’allestimento corra sul doppio binario dell’immagine pubblica del maestro e quella privata dell’uomo: accanto ad opere molto significative per documentare il dramma creativo dell’artista che sfocia poi nella poetica cubista, sono molti i dipinti dedicati alla famiglia, ai figli, alle compagne, al tema della maternità.

L’allestimento della mostra è buono sotto tutti i punti di vista, sia per quel che riguarda l’impianto distributivo vero e proprio, sia per la documentazione del percorso artistico, reso più facilmente leggibile dall’ausilio di una audiocassetta fornita al visitatore per avere un commento puntuale sulle opere più importanti.

L’ultima sala è dedicata alle grandi tele policrome del periodo più recente e si presenta come un grande spazio con vestigia decadenti dell’arredo originario, fatiscente negli intonaci scrostati e nelle decorazioni corrose dal tempo, in attesa di restauro, con un impatto di grande fascino.

Si esce dalla mostra attraverso ampie sale ristrutturate che ospitano una serie di video dedicati al maestro ed una ricca sezione di oggetti-ricordo in vendita, fra cui una vastissima scelta di posters.

Siti consigliati :

http://gpstudio.com/museo/

http://212.162.69.78/principali/argomenti/arte/picasso.htm

http://www.artdreamguide.com/adg/_arti/_p/_picas/arti.htm

 4 – Domanda: Ho letto il termine "orfismo", ma non so bene a cosa si riferisce.

Risposta : L’Orfismo è una derivazione del Cubismo (così denominata da Guillaume Apollinaire), concernente l'attività artistica di Robert Delaunay, un pittore francese che, nella prima fase della sua carriera, si ispirò ai Fauves.

In seguito, attraverso lo studio delle opere di Cézanne, si avvicinò al Cubismo, del quale sviluppò alcuni aspetti particolari e personali che hanno punti di contatto con il Futurismo italiano. Delaunay incentra la sua ricerca sul colore e sul movimento, inteso come compenetrazione, simultaneità e dinamismo dei piani cromatici, in un periodo in cui il Cubismo di Picasso e di Braque predilige composizioni alquanto statiche, senza tuttavia avere la forza di insistere fino in fondo sugli aspetti più radicali della sua poetica.

In bilico tra ritorno al figurativismo e adesione all’astrattismo puro, Delaunay, verso la fine della sua attività artistica, cercò un’integrazione tra linguaggio astratto e linguaggio architettonico, realizzando numerose opere murarie, in collaborazione con la moglie Sonia.

In una mia pagina di supereva troverà una più dettagliata trattazione dell'argomento.

Siti consigliati :

http://www.guzzardi.it/arte/pagine/correnti/orfismo.html

http://www.valsesiascuole.it/crosior/temi/cubismo.htm

http://www.indexartium.com/moviment/orfismo.htm

5 - Domanda: Non conosco il significato del termine "divisionismo".

Risposta : E’ un termine italiano che designa una forma pittorica meglio nota come "pointillisme".La ricerca scientifica delle leggi fisiche che regolano nell’uomo la percezione del colore e della luce, portò gli aderenti a questo movimento a trattare in modo particolare il colore sulla tela, stendendo piccole pennellate di colore puro accostate, in modo che, da una certa distanza, l’occhio potesse percepire in modo uniforme i valori cromatici. Fautore di questa tecnica fu in particolare il francese George Seurat, mentre i più noti divisionisti in Italia sono Segantini e Pelizza da Volpedo.

In una mia pagina di supereva troverà una più dettagliata trattazione dell'argomento.

Siti consigliati:

http://www.catgallery.com/biogseu.htm

http://utenti.romascuola.net/bramarte/divisionismo/

http://utenti.romascuola.net/bramarte/divisionismo/

http://www.telnetwork.it/pellizza/

 6 – Domanda: Vorrei qualche notizia sul "dripping".

Risposta : Dripping (sgocciolamento) è un termine che sta ad indicare una tecnica pittorica nella quale il colore, anziché steso, viene fatto sgocciolare sulla tela direttamente, conservando quindi la sua purezza. L’impossibilità di gestire appieno il fenomeno, introduce automaticamente nell’attuazione dell’opera un margine di casualità che fa parte del processo creativo. Particolarmente noto per l’uso di questa tecnica è il pittore statunitense Jackson Pollock, che iniziò a praticarla nel 1947 producendo una serie di grandi tele che sono tra i capolavori dell’espressionismo astratto americano.

In questa mia pagina di supereva troverà più dettagliate notizie su Jackson Pollock e la sua tecnica innovativa.

Siti consigliati:

http://digilander.iol.it/outoftheweb/informale.htm

http://www.raisatzoom.com/emma/zoom.phtml?ns=798

http://www.virtualmuseum.it/cronologia/pollock/pollock.htm

http://www22.mondadori.com/panorama/archivio/20_11_1998/area_2/489_1.html

   
7 - Domanda: Vorrei qualche notizia sul liberty italiano

Risposta . la rimando direttamente alle mie pagine della rubrica sull'Arte Moderna sul portale di superEva

 8 -Domanda: Vorrei informazioni sul pittore Menin, autore di acqueforti.

Risposta : esistono più artisti che rispondono al cognome di Menin, tutti attivi nel ‘900, e i loro rispettivi nomi di battesimo sono: Ernst, Luigi, Mario, Pericle, Roger.
Penso che tu ti riferisca a Mario Menin, che operò nell’ambito del Futurismo italiano ed ebbe rapporti diretti con Marinetti.

Di lui Maurizio Scudiero e Claudio Rebeschini, che molto hanno scritto sul Futurismo, dicono: “Pur nella sua breve, ma intensa, stagione futurista, ha prodotto opere di grande impatto visivo e dinamico e va dunque collocato in un’ottica non certo marginale quale sino ad oggi, anche da parte di addetti ai lavori, è stato confinato.”

So dell’esistenza di un libro dal titolo “Mario Menin camicia nera futurista primo battaglista del mondo” Roma, ediz. futuriste di Poesia, 1941, testi di Menin, Marinetti, Scrivo, e mi pare che proprio Filippo Tommaso Marinetti citi Menin nel suo “Poema africano della Divisione “28 ottobre” “in questi termini: “E’ il primo grande poema di quella simultaneità perfetta propagandata da noi in 29 anni di lotte futuriste. Con precisione lo pensai e scrissi in parte sotto il fuoco di molte mitraliatrici abissine imprecise mentre Menin disegnava sulla carta fragori odori colori…………”.
Spero di esserti stata utile.

  9 -Domanda: Perchè si fa arte oggi? Che valore ha l'arte oggi? Qual è la concezione contemporanea (attuale) dell'arte?

Risposta: Per quanto possa apparire strano il fatto che l’uomo abbia deciso di dedicarsi ad un’attività apparentemente non utile né necessaria, non di importanza vitale e spesso priva di ritorno utilitaristico come la creazione artistica da una parte e la sua fruizione dall’altra, tuttavia è un dato di fatto che egli lo fa da millenni e pare che l’arte, in entrambi i casi, non sia tanto una scelta quanto una necessità ineludibile, da che l’uomo ha abitato la prima caverna e ne ha invaso le pareti rocciose con i primi graffiti.

Tutto ciò in barba al fatto che non esista una definizione univoca e soddisfacente di “arte”, Gombrich dice che non esiste una “cosa” chiamata arte, esistono gli artisti.

Perché si fa arte, oggi come ieri?

La domanda non è da poco, ed oggi interessa sia l’arte che la scienza, specie negli studi di molti moderni biologi, fra cui Semir Zeki, autore di un testo ormai cruciale nella moderna neurobiologia, “La visione dall’interno”, in cui egli analizza i rapporti fra arte e scienza, tra visione e cervello, e definisce una nuova disciplina che chiama Neuroestetica.

Seguendo la sua indagine, pare che si sia abbastanza vicini a capire, in estrema sintesi, come l'arte, sia per chi la produce che per chi la fruisce, coinvolga una serie di operazioni che si svolgono nel cervello dell'uomo e come sia l'esperienza estetica che qualunque esperienza cognitiva siano soggette a leggi che regolano alcune attività cerebrali e coinvolgono alcune strutture nervose nello stesso modo in tutti gli uomini, animali visivi, animali spaziali, per i quali, secondo il modello di approccio psico-cognitivo elaborato da Zeki, il confine tra arte e scienza pare destinato ad annullarsi.

L’arte sarebbe insomma uno dei tanti canali percettivi-cognitivi attraverso i quali l’uomo analizza il mondo che lo circonda e a questo punto sembrerebbe che fare arte abbia un senso ben preciso, in tutti i tempi, anche oggi.

Il concetto di arte, ed il significato di fare arte, mutano nel tempo a seconda dello sviluppo di tutta la cultura di un'epoca, della storia, della filosofia, dell’etica ecc., e se fino alla metà dell’ ‘800 era facile concepire l’arte come rappresentazione oggettiva della realtà, come mimesi del mondo (anche se tutte le opere del passato hanno connotazioni fortemente soggettive a seconda dei vari autori che le hanno prodotte), con l’avvento della fotografia l’arte ha abdicato dal suo ruolo documentaristico, che la fotografia assolve meglio, con più precisione e più in fretta, attraversando una profonda e drammatica crisi d’identità.

Si è rifondata attraverso i movimenti avanguardisti del ‘900, in un lungo processo di travaglio e rinascita, inventandosi ed assumendosi un altro compito, quello di rappresentare non più una realtà concreta, ma una realtà invisibile, l’interiorità dell’animo umano, il subconscio, quello che la macchina fotografica non può cogliere. E’ il ruolo che l’arte ha ancora oggi, esprimendolo nei vari modi della modernità, l’informale, l’astratto, il concettuale ecc…..

Se l’arte esprime l’animo umano, allora ha senso che esista, con la funzione di potente canale di comunicazione dell’incomunicabile, di catalizzatore per reazioni emotive che altrimenti resterebbero inespresse.

Un percorso di lettura per approfondire l’argomento sulle mie pagine di superEva potrebbe essere il seguente:

http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2003/06/137283.shtml

http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2002/12/127566.shtml

http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2002/07/112662.shtml

http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2003/03/131675.shtml

http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2002/08/115536.shtml

http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2002/02/94786.shtml

http://guide.supereva.com/arte_moderna/interventi/2002/02/94977.shtml

 

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