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Arte italiana tra le due guerre

Chiarismo

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 02/06/2005

Movimento di matrice lombarda, ma espressivo di istanze nazionali avverse all'impostazione neoclassicista e monumentale di Novecento ed al generale clima restaurativo.

foto intervento Il Chiarismo, termine coniato dal critico Leonardo Borgese, è un movimento pittorico dell'area milanese ispirato dall'architetto Edoardo Persico, redattore di "Casabella" e "Domus", critico d'arte e di architettura di idee anticonservatrici, agli inizi degli anni '30 e poi ufficialmente codificato nel 1936 da Guido Piovene.
Persico individua le direttrici principali della pittura chiarista nella diffusa luminosità dei toni cromatici chiari, ricorrente, per la definizione volumetrica, non al chiaro-scuro, ma al tono su tono, nella forma costruita dalla luce e dal colore, nella soppressione del disegno e del segno, nella modernità della composizione anticlassica, spontanea e sciolta, apparentemente semplice, privata della profondità prospettica e privilegiante una soluzione di superficie: sono tutti elementi formali tipici di una pittura post-impressionista en plein air, che rende le ombre direttamente con il colore, alla maniera impressionista, che ricerca i più svariati effetti di luce e libera la gamma cromatica di una tavolozza ariosa e trasparente, in contrasto con l'impostazione neoclassicista e monumentale di Novecento.

Gli influssi rintracciabili nel Chiarismo non sono solo quelli dell'impressionismo francese e della scuola di Parigi, ma anche della grande pittura italiana del'300 e '400, del primitivismo di Rousseau e dell'opera di alcuni pittori italiani particolarmente cari a Persico, come Rosai, Martini e Birolli.

Fra i temi prediletti del Chiarismo si trovano i paesaggi e la natura in generale, ed il ritratto, che perde ogni aulicità ottocentesca per divenire immediato e naturale, privo di significati simbolici.

Umberto Lilloni, personalità leader del gruppo, Francesco De Rocchi, Adriano di Spilimbergo, Angelo Del Bon e Cristofaro De Amicis sono i nomi più noti degli aderenti a questo movimento, che recupera la matrice lombarda di una pittura limpida e genuina, sostanzialmente figurativa, con tocchi intimisti e semplicità di linguaggio.

Tuttavia il Chiarismo non si può considerare riduttivamente un movimento strettamente lombardo, dato che, fuori dalla Lombardia, ha significative assonanze con la cosiddetta "scuola di Burano" che contava maestri del postimpressionismo come Pio Semeghini e De Pisis, oltre a validissimi pittori come Vellani, Marchi e Consadori, e più in generale esprime istanze di insoddisfazione nazionali, dirette contro la chiusura intellettuale e la ristrettezza di vedute delle contemporanee tendenze restaurative, sia in campo artistico che socio-politico.

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