A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 14/06/2005
Valore educativo e didattico a carattere quasi scientifico di un'arte pensata per l'uomo, in cui il fruitore svolge un ruolo attivo di compartecipazione creativa.
Il Neoconcretismo è un movimento internazionale degli ultimi anni '50, improntato ad un sostanziale razionalismo sia concettuale che formale, idealmente derivato dai movimenti avanguardisti più costruttivi e progettuali come il Cubismo, il Costruttivismo, il Neoplasticismo e la Bauhaus di Weimar, con significativi prodromi nel MAC, il Movimento per l'Arte Concreta, di matrice italiana e di pochi anni precedente, oltre che con "Color Field Painting" e "Hard Edge Abstraction", due movimenti americani.
Sono comunque sottili le linee di demarcazione tra molti movimenti di questo periodo, specie europei, percorsi trasversalmente da istanze simili a quelle del Neoconcretismo, come GRAV, il Gruppo Forma 1, Il Gruppo T e il Gruppo N, Nouvelle Tendence ed altri ancora, con particolare interesse per la ricerca ottico-cinetica e la fenomenologia visiva, il che allarga notevolmente il significato del termine che, più propriamente, si potrebbe definire una vasta tendenza generale ad impronta astratto-geometrica, oppositiva nei confronti dell'informale, del gestuale e del tachisme.
Fine etico del Neoconcretismo è il miglioramento non tanto delle condizioni di vita della contemporaneità, quanto il potenziamento delle possibilità individuali di approccio ed analisi della realtà stessa, mirando esso ad affinare le capacità percettive del singolo dal punto di vista ottico, visivo e cinetico ed assolvendo quindi nei confronti del pubblico un ruolo essenzialemnte educativo e didattico a carattere quasi scientifico.
Anche se non è irrilevante il rischio che il Noeconcretismo possa scadere nella fatuità del gioco visivo fine a sé stesso, nel divertimento ottico, nella sterilità formale, è innegabile che la ricerca visuale di quegli anni ha ribaltato il concetto di un'arte che, da una passiva contemplazione, evolve in un processo dinamico da cogliersi nel suo accadere, nel quale il funzionamento, la concatenazione, il processo costruttivo dell'opera costituiscono il fatto fondamentale e spostano l'attenzione dell'osservatore dall'oggetto all'informazione che esso trasmette.
L'osservatore assume, come mai prima, un ruolo attivo, è coinvolto in prima persona, non deve solo osservare visivamente, ma deve pensare, elaborare, introitare il messaggio dell'opera, acquisire coscienza di ciò che gli sta davanti e del suo significato, non necessariamente consolatorio o rassicurante.
L'opera neoconcreta, spesso ambigua, mutante in funzione dello spostamento del punto di vista dell'osservatore, con effetti optical e cinetici, esige infatti una partecipazione attiva che diviene una vera e propria compartecipazione creativa in quanto dipendente dall'esercizio volontario delle facoltà ottico-percettive dello spettatore e dalla sua capacità di completare l'opera stessa attraverso una sua percezione anche psicologica.
La tecnologia riveste, nell'arte noeconcreta, una fondamentale importanza, l'elettricità, la luce, il magnetismo, gli ingranaggi meccanici fanno parte integrante dell'opera che, proprio perchè include tra i suoi codici comunicativi il movimento e la mutevolezza, è in grado di coinvolgere l'ambiente conglobando lo spazio circostante nel quale anche lo spettatore è immerso: si amplifica così l'effetto di comunione totale tra opera e fruitore in un rapporto inusuale nel quale le regole precostituite vengono ribaltate dall'instaurarsi di rapporti illusori ed il concetto stesso non solo di arte, ma di realtà visibile viene proposto e recepito alla luce di un senso critico e di una libertà mentale del tutto nuovi.
Munari, Dorazio, Accardi, Turcato, Castellani, Vasarely, Albers, Stella, Newman, Reinhardt, molti e di varia nazionalità gli artisti che si possono definire neoconcreti e che hanno condotto con spirito libero la loro ricerca e la loro riflessione attorno all'arte, ma soprattutto attorno all'uomo.