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Di tutt'altra impronta il dipinto "Covoni alla fine dell'estate", realizzato nel 1890-1891, un olio su tela di 60 x 100, oggi a Parigi, al Musée d'Orsay.
Siamo alla fine del decennio 80/90, Monet si trova nelle sua casa di Giverny, rifugio prediletto di cui ritrae il piccolo giardino da mille angolazioni, attento ai più piccoli mutamenti della luce durante le diverse ore della giornata, ai movimentati riflessi del laghetto delle ninfee, attraversato da un piccolo ponte. Affacciato alla finestra, nella bianca luce estiva della Normandia, Monet vede i campi circostanti e i covoni di fieno cambiare colore e sfumature allo scorrere delle ore e, affascinato da quello spettacolo mutevole, vuol fermare il tempo di quella successione di immagini che grazie alla luce si trasformano davanti ai suoi occhi: dipinge contemporaneamente anche 13 o 14 tele su quello stesso soggetto, colto alla sera, all'alba, al tramonto, a fine estate, in autunno, in inverno, sotto la neve ...... un tema ossessivamente ripetuto, come le ninfee o le cattedrali, spinto da un'ansia creativa di cui egli stesso si rende conto: "Mi sono intestardito su una serie di effetti diversi.... Più vado avanti, più devo lavorare per riuscire a rendere quanto cerco: l'istantaneità...le cose facili venute di getto mi disgustano. Insomma sono preda di un disperato bisogno di rendere ciò che provo, e mi auguro di non vivere ancora a lungo in questa impotenza" (da una lettera di Monet a Gustave Geffroy, ottobre 1890).
L'estate di Pierre Auguste Renoir ha invece il volto dolce della modella preferita, Lise Tréhot, ritratta in un dipinto dal titolo "D'estate", del 1869, un olio su tela di 59x85 cm conservato alla Nationalgalerie di Berlino, che egli intitolò anche "Studio", probabilmente ritenendo questo termine più adatto alla mostra del Salon in cui venne esposto il quadro. Insuperabile ritrattista, Renoir, che pone la figura umana al centro del suo interesse e della sua ispirazione creativa, vede l'estate come una giovane donna dalle forme morbide, di grazia infantile, di controllata vivacità, un volto sereno delicatamente tornito, dall'incarnato vellutato, una elegante figura dalla linea sciolta e fluida resa con pennellate veloci di colori puri in un'attenta strutturazione compositiva influenzata dall'appassionato studio dell'arte classica italiana. Mentre prevale decisamente l'interesse per la figura umana e la ricerca di contenuti psicologici interiori, la natura estiva è presente nello sfondo lussureggiante, nel denso fogliame dai colori pieni e decisi, cupi e neri al contorno, perforati da chiare macchie di sole di un giallo abbagliante, la luce dell'estate. |
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Ogni artista, insomma, descrive con linguaggio proprio e personale la sua estate, assoggettando alle proprie soggettive esigenze un'estrema varietà di tematiche e di soluzioni stilistiche.
Ancora diversa da quelle fino ad ora presentate è l'estate di Vincent Van Gogh, un'estate afosa come i campi di grano maturo, cupa come il nero dei corvi che volano basso sulle messi, tragica come la vita, o la morte, di un uomo solo e disperato in tutte le stagioni della sua vita
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