A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 21/08/2005
Movimento a carattere regionalistico, derivato dal naturalismo francese, che produce opere "di genere", in uno stile narrativo vivace ed immediato.
Il Verismo è un movimento soprattutto letterario dell'ultimo '800, derivato dal naturalismo francese, che tuttavia, trattandosi di un movimento culturale legato ad una vasta realtà politico sociale, finisce per interessare trasversalmente molti ambiti, anche la musica e le arti visive.
Come avviene in Francia, il Verismo italiano si prefigge il superamento dei residui culturali di matrice romantica, degli slanci eroici ed enfatici di una cultura ideologicamente superata da una realtà in mutamento, della quale non si possono più nascondere i problemi e le esigenze, una realtà meno edulcorata di quella fino ad allora rappresentata nell'arte, che anche la classe politica aveva avuto interesse ad ignorare.
Il Verismo è quindi un movimento di denuncia civile che sceglie di esprimersi attraverso la rappresentazione della realtà degli umili, basti ricordare, in letteratura, Giovanni Verga ed il suo romanzo "I Malavoglia", del 1881, una sorta di manifesto del movimento verista, di cui si fece teorico e portavoce Luigi Capuana.
Caratteristica del Verismo è, in Italia, una connotazione marcatamente regionalistica, date le notevoli differenze politiche e le grandi disparità economiche tra le varie regioni della penisola e date anche le radicali diversità formali tra i modi espressivi delle tradizioni artistiche delle varie aree, cosicchè il Verismo, soprattutto in pittura, sviluppa al suo interno delle sub-correnti derivate dai macchiaioli toscani, dalla scuola di Posillipo, dalla scuola napoletana, da quella veneta ecc.
Partendo da un'attenzione nuova verso gli umili, i lavoratori della campagna, le persone banali ed ordinarie degli strati sociali più poveri, il Verismo elabora uno stile narrativo piuttosto impersonale, nell'intenzione di essere obiettivo e fornire una visione non manipolata della realtà sociale, dando origine a prodotti cosiddetti "di genere", con caratteristiche fondamentali comuni, con una comune e particolare attenzione ai contenuti ruotanti attorno agli usi, ai costumi ed ai mestieri delle figure tipiche della quotidianità, con notevole perizia esecutiva e con risultati di grande spontaneità espressiva, vivacemente bozzettistica, seppure di tono talvolta vagamente manieristico: l'insieme di queste circostanze determina, per il verismo italiano, il confinamento entro ambiti culturali sostanzialmente circoscritti e limitati alla nazione, se non alla provincia di appartenenza.
Principali protagonisti del verismo italiano sono lo scultore Vincenzo Gemito (1852-1929), che ritrae con immediatezza e spontaneità caratteristiche figure napoletane quali l'acquaiolo o il pescatore, in modo minutamente descrittivo con notevole abilità ritrattistica, Adriano Cecioni (1836-1886), di origine macchiaiola, scultore, pittore, scrittore, i fratelli Induno, della scuola di Posillipo, i napoletani Gioacchino Poma e Michele Cammarano, i veneziani Luigi Nono e Giacomo Favretto.