A cura di arch. Vilma Torselli
Pubblicato il 29/08/2005
Nelle sale del Quadrilatero di Palazzo Bufalini, in mostra opere della collezione del CAMeC provenienti da collezioni private di persone che hanno dedicato la loro vita a raccogliere opere d’arte con particolare attenzione al valore artistico e culturale di ogni singola opera.
![]() |
Helmut Middendorf, "Study
for Sproong", 1981 (Collezione Cozzani) |
| Ci sono modi e modi per ripercorrere l’arte del Novecento. Uno può
compulsare tomi accreditati o manuali dottorali, un altro può visitare
i musei, altri possono aggiudicarsi più o meno doviziosi prodotti
multimediali, oggi di gran momento. Ma ci sono modi più semplici
e forse più piacevoli, che hanno anche il pregio di stuzzicare la
curiosità ed il confronto. Sto parlando delle collezioni private
– in Italia non moltissime per la verità – che offrono
all’osservatore, in un sol colpo, veri e propri spaccati non solo
degli innumerevoli rivoli in cui si è frammentata l’arte contemporanea,
ma anche, e soprattutto direi, dei sistemi di pensiero che hanno presieduto
alla loro realizzazione. E non sto parlando delle collezioni corporate –
quelle delle grandi aziende – istituite per fini anche diversi da
quelli propriamente culturali - fra i quali spicca quello di influenzare,
con le proprie scelte, il mercato sempre fluttuante dell’arte. Sto parlando, lo si sarà inteso, più che di collezioni, di collezionisti. Vale a dire di persone che hanno dedicato la loro vita, le loro risorse, il loro ingegno a raccogliere opere d’arte per pura liberalità – come si sarebbe detto una volta – senza attribuire soverchia importanza al valore economico, ma attribuendone tantissimo al valore artistico e culturale di ogni singola opera. E’ questo il caso di una collezione, quella di Giorgio e Ilda Cozzani, che per varietà, interesse e ricchezza si può dire sia stata unica in Italia. Giorgio Cozzani, primario dermatologo dalla vita alquanto avventurosa – è stato medico militare a Cefalonia, poi deportato in Russia - ha passato gli ultimi cinquant’anni della sua vita a raccogliere appassionatamente opere d’arte del Novecento convinto che “solo il linguaggio dell’arte può unire ciò che la guerra divide”. Per dare un’idea di quanto grande e coinvolgente si stata questa passione, basta ricordarne i numeri: la sua collezione constava di 1157 opere, fra le quali un ottantina di sculture, circa trecento fra disegni e dipinti ed una “imponente” raccolta di opere grafiche, che danno conto di molte delle stagioni dell’arte del Novecento, dall’Espressionismo a Neoespressionismo, dalla Pop Art al Concettuale, dalla Performance all’Azionismo viennese (per il quale Cozzani nutrì un interesse speciale). |
![]() |
Lucio Fontana, "Concetto
spaziale", 1965-66 (Collezione Cozzani) |
| Nel 1999 i coniugi spezzini hanno donato al Comune di La Spezia, che ha
pensato bene di farla confluire, insieme ad altre parti del suo considerevole
patrimonio artistico – la collezione del critico Ferruccio Battolini
e le opere acquisite col Premio del Golfo (istituito nel 1933 da Marinetti
e Fillia) – nel neonato CAMeC, Centro di Arte Moderna e Contemporanea).
In un contesto nuovo ed allargato, alcune opere della collezione Cozzani
sono esposte attualmente nella mostra “Visitazioni”, a Città
di Castello, nelle sale del Quadrilatero di Palazzo Bufalini, uno spazio
espositivo estremamente suggestivo – si tratta di un unico corridoio
disposto a quadrato, che ospitava l’antica quadreria dei Bufalini
– e quindi particolarmente adatto ad ospitare le opere in trasferta
del CAMeC. “Visitazioni” è in questo senso un’occasione veramente appagante per il visitatore che intenda seguire il percorso l’arte del Novecento secondo coordinate inusuali; non quelle che aspirano ad essere oggettive o scientifiche, ma quelle che semplicemente testimoniano di quell’amore per l’arte che oggi sembra sempre più in declino. |
| Alessandro Tempi |
| Un particolare ringraziamento a Simonetta Riccardini per la cortese e competente accoglienza. |