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Cronache d'arte contemporanea

Siena - Guardami . Percezione del video

A cura di arch. Vilma Torselli

Pubblicato il 20/10/2005

Il Centro d’arte contemporanea del Palazzo delle Papesse apre la saison autunnale con un’ampia collettiva dedicata alla video art, aperta fino all'8 gennaio 2006.

Guardami - Percezione del video
15/10/2005 - 08/01/2006

 

La mostra “Guardami. Percezione del video”, a cura di Lorenzo Fusi, presenta, accanto ai lavori storici di alcuni pionieri della videoarte quali Gary Hill, Nam June Paik, Bruce Naumann, Tony Oursler e Bill Viola, opere di artisti più giovani quali Candice Breitz, Jessica Bronson, Janet Cardiff & George Bures Miller, David Cotterrell, Stan Douglas, Mona Hatoum, Sejla Kameric, William Kentridge, Mark Leckey, Zilla Leutenegger, Sefir Memisoglu, Giovanni Ozzola, Paulette Philips, Pipilotti Rist, Mika Rottenberg, Studio Azzurro, Diana Thater, Marzia Migliora ed Elisa Sighicelli, Gillian Wearing ed altre provenienti dalla collezione permanente del Centro (Bianco-Valente, Niamh O’Malley).

 

Palazzo delle Papesse, Via di Città, 126, 53100 Siena
Info: T +39 0577 22071 - F +39 0577 42039
www.papesse.org
info@papesse.org

 

Catalogo Gli Ori

 

Orario di apertura: 12.00-19.00, Giorno di chiusura: lunedì

 

Prezzo dei biglietti: Intero:    5,00 euro, Ridotto:  3,50 euro

 

 

Il Centro d’arte contemporanea del Palazzo delle Papesse apre la  saison autunnale con un’ampia collettiva dedicata alla video art ed è difficile, visitandola, sottrarsi alla tentazione di non pensarla come un tentativo o una proposta, sul versante critico, di fare il punto su questa ormai sconfinata regione dell’esperienza artistica contemporanea. L’intento curatoriale, ovviamente non vuole essere sistematico, anzi il concept che anima l’esposizione – una sorta di chiamata a raccolta di vecchie e nuove generazioni – è quello di fornire un catalogo tendenzioso di “sollecitazioni sensoriali” che richiedono un ruolo attivo da parte dell’osservatore, chiamato di volta in volta a dover adeguar la propria attenzione agli stimoli prodotti o anche solo suggeriti dalle opere installate (quanto mai varie: monitor delle più varie forme e dimensioni, videowall, proiezioni a parete o su supporti più insoliti, oppure veri e propri ambienti da esperire sensorialmente).

 

 

Uso l’aggettivo tendenzioso perché per un’esposizione che voglia essere anche solo ricognitiva della realtà attuale della videoart, le assenze sono più cospicue delle presenze. Ma questo, come si suol dire, è nell’ordine delle cose: nessuna rassegna sarebbe mai esaustiva a meno di non imporle delimitazioni strettissime (e forse anche banali). Del resto, l’intento di “Guardami. Percezione del video” è di riunire artisti che condividono, pur declinandola in modi differenti, l’idea di un preciso rapporto (o perfino di una dinamica) sensoriale fra le immagini in movimento e chi le guarda (o le esperisce).
Ma allo spettatore di questa mostra, mi sembra, non si richiede solo una flessibilità sensoriale. Nelle immagini siamo ormai tutti immersi da un pezzo e non mi risulta che né la qualità di queste ultime né le nostre capacità di intenderle siano migliorate di molto. Specie lo spirito critico degli spettatori mi sembra, negli anni, notevolmente peggiorato, a fronte di una miriade di opere/operazioni artistiche volte a risvegliarlo. Ed allora il problema non è tanto quello di richiedere e ottenere da parte dello spettatore un’attenzione aderente, quanto quello sviluppare un processo di trasformazione radicale del rapporto artistico fra produzione e fruizione di immagine.

 

 

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Questo, a voler portare il processo fino in fondo, implica anche la rinuncia (o la dispensa) a considerare l’immagine elettronica con le categorie dell’estetica moderna, prima fra tutte l’autoreferenzialità, vale a dire la sua determinazione ad essere opera d’arte. “Video is a medium, not a style” dice Robert Atkins. L’immagine elettronica non è in se stessa conclusa, ma assume un destino transitorio che non coincide solo con le aperture di senso che essa innesca, ma anche e soprattutto con ciò che quello stesso destino genera e che è già altro dall’opera. Esattamente in ciò, in questa alterità, risiede la specificità delle immagini video adunate in questa ricca mostra.
Infine, merita spendere due parole per i testi in catalogo. Raramente se ne trovano di così perspicui (Pietro Montani), di così chiari (Francesco Bernardelli), di così sereni (Lorenzo Fusi), a riprova che l’esercizio critico non sempre è una funzione del narcisismo.

 

 Le immagini sono di David Cotterrell, Latitude, 2005,  Courtesy Danielle Arnaud contemporary art, London

 

Alessandro Tempi

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