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By Arte moderna di arch. Vilma Torselli
URL: http://guide.dada.net/arte_moderna/interventi/2006/01/239031.shtml
Arte moderna di arch. Vilma Torselli guida dal 20-05-2002
Fino al 25 marzo 2006, in mostra 150 opere per ripercorrere l’esperienza di quegli artisti italiani che abbracciarono la mistica della guerra e si arruolarono nel primo conflitto mondiale.
LA GRANDE GUERRA DEGLI ARTISTI
Negli anni immediatamente precedenti al 1914, la maggior parte del mondo intellettuale italiano andava esprimendo la propria vocazione alla guerra e la propria ansia per un conflitto risolutore che tuttavia sembrare tardare. Lo slogan futurista “Guerra sola igiene del mondo” non suonava solo come una provocazione stravagante, ma esprimeva il clima storico e ideologico di una belle epoque sempre più oppressiva e soffocante per l’intellettuale d’inizio secolo. Si assisteva così alla legittimazione della violenza, e quindi della guerra, come ritorno alla natura e liberazione degli impulsi più profondi dell’uomo. E’ in questa chiave che un intellettuale di punta dell’Italia antigiolittiana, Giovanni Papini, può esprimere nell’ottobre del 1914 su “Lacerba” il suo plauso alla guerra, auspicato “caldo bagno di sangue nero” rigeneratore e salutare, capace di risolvere efficacemente il problema del sovraffollamento del mondo, togliendo di mezzo, dall’una e dall’altra parte, masse di esseri inutili e nocivi, che saranno mandate al macello sui campi di battaglia, con vantaggio per chi resta (soprattutto a casa, come lui stesso).
Oggi queste asserzioni possono suonare come puro delirio, ma all’epoca il bellicismo narcisistico di Papini era parte integrante di tutta quella cultura irrazionalistica che non si riconosceva nello stato liberale giolittiana e di cui si fecero portavoce, a vario titolo e con differente incisività, D’Annunzio come F.T. Marinetti, Giuseppe Prezzolini come Ardengo Soffici e Giovanni Papini, Enrico Corradini come Giovanni Amendola o Giovanni Gentile. In particolare, sulle riviste fiorentine di inizio secolo si mescolano senza alcuna sapienza temi filosofici, spesso antitetici, per esprimere unicamente un ribellismo elitario ed un velleitarismo antidemocratico che oggi ci appaiono incoscienti e sconsiderati. Tuttavia la prospettiva di un’imminente grande guerra europea non causava un orrore generale. Al contrario, in tutta Europa un esercito di scrittori prese a divulgare al pubblico l’idea che forse la guerra sarebbe stato in fondo una buona cosa, qualcosa di rivitalizzante o di virtuoso insomma, se non altro perché avrebbe dato un taglio ad un modo di vivere debole ed effeminato invalso con il progresso industriale ed urbano.
E’ merito di una bella e documentata mostra (150 opere fra dipinti, disegni, incisioni, bozzetti e sculture) allestita a Firenze, presso il Museo Marino Marini, il permettere di ripercorrere l’esperienza di quegli artisti italiani che abbracciarono la mistica della guerra e si arruolarono nel primo conflitto mondiale. Ben presto la realtà quotidiana del conflitto spogliò quest’esperienza di ogni alone mistico. Così, ai quadri interventisti di matrice futurista (Baldassarri, Iras, Depero, Marinetti, Carrà) fanno eco le immagini del confronto diretto con la guerra (Sironi, Bucci, Viani, Barbieri) o quelle che ci offrono spaccati, meno roboanti ma più significativi, delle zone di guerra (Brass, Sartorio). Completa la mostra un’interessante messe di materiale propagandistico a stampa (giornali di trincea, vignette caricaturali), che delineano il clima generale nel quale il patriottismo era chiamato a fare i conti con la realtà della violenza e della morte.
La mostra è visibile fino al 25 marzo.